Negata Sigonella a bombardieri Usa, governo: “Nessuna frizione”. Meloni alle camere 9/4

L’Italia nega l’atterraggio di alcuni bombardieri Usa diretti in Medio Oriente nella base militare di Sigonella. A riportare la notizia è il ‘Corriere della sera’, raccontando quanto accaduto qualche giorno fa, quando il Capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha dovuto comunicare agli alleati di dover cambiare programma di volo. Del resto, riferisce ancora il ‘Corsera’, la richiesta americana è arrivata mentre gli aerei erano già in volo.

Quando la notizia si è diffusa, Palazzo Chigi è intervenuto con una nota ufficiale per spiegare che “l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere”. Dunque, “ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato”. Da Washington non filtrano reazioni al no italiano e il governo fa sapere che “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. La posizione del nostro Paese, dunque, non cambia rispetto a quanto comunicato anche dalla premier, Giorgia Meloni, alle camere: “Il governo continuerà pertanto ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale”.

A confermare che “non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa” è poi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, perché “conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”, spiega. Su X Crosetto risponde a chi “sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa”, sottolineando che questa versione è “semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”. Il ministro entra anche nel tecnico sui social: “Il governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento e alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni”. In sostanza “gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Terzium non datur”. C’è anche una considerazione politica da parte di Crosetto, rispondendo a un utente di X che commentava il suo post con accenti molto critici: “Ho detto che non siamo servi di nessuno, rispettiamo gli impegni presi e li facciamo rispettare agli altri”.

L’episodio di Sigonella, così come la linea dell’esecutivo dopo il referendum e gli avvicendamenti nella squadra, saranno tra i temi che Meloni affronterà il prossimo 9 aprile nell’informativa alle camere (a Montecitorio alle ore 9, in Senato alle 12). Da giorni le opposizioni chiedono di ascoltare la premier. “Gli Usa vogliono utilizzare il nostro territorio come piattaforma per la guerra in Medio Oriente – dice la segretaria del Pd, Elly Schlein -. Negare l’autorizzazione da parte dell’Italia non può essere una decisione sporadica, deve diventare una linea politica espressa con chiarezza, anche in vista di future improprie richieste dal comando Usa: il governo venga pertanto in Parlamento a raccogliere la volontà maggioritaria del popolo italiano, contrario all’utilizzo del nostro territorio per una guerra illegale che danneggia anche i nostri interessi strategici ed economici”. I Cinquestelle chiedono che anche il ministro della Difesa riferisca in aula, perché “se fosse confermato che gli Usa non hanno fatto richiesta di autorizzazione all’Italia per il transito a Sigonella di velivoli Usa in missione di guerra in Iran, sarebbe molto grave”. Avs chiede ancora un passo oltre: “Quello di Sigonella un atto dovuto, il governo ha sempre sostenuto che i trattati vanno rispettati e in questo caso è stata presa una decisione coerente con questo principio”, sostiene Angelo Bonelli, ma occorre “segnare una distanza dalle politiche di Trump”.

Dalla maggioranza arriva, invece, il plauso alla decisione del nostro Paese. “Esiste un trattato con gli Stati Uniti che stabilisce regole precise: tra queste non è prevista la possibilità di far atterrare o far ripartire bombardieri. Da questo punto di vista, riteniamo che il trattato sia stato rispettato”, dice il portavoce di FI, Raffaele Nevi. Sulla stessa Linea il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi: “L’Italia non è in guerra con l’Iran e non vuole entrarci ed è giusto che ogni decisione in deroga ai trattati vigenti debba essere approvata dal Parlamento”. Dalla Difesa è anche il sottosegretario, Matteo Perego di Cremnago, a confermare la linea: “Il governo, come aveva già riferito in Parlamento, ha applicato le norme previste dagli accordi vigenti”.

Valentina Innocente

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