Photo credit: video Presidenza del Consiglio dei ministri
Giorgia Meloni vola da Bruxelles ad Addis Abeba per tastare il polso del Piano Mattei e continuare il lavoro per fare da pontiera con l’Europa. “Stiamo rivoluzionando il modo di approcciare all’Africa”, rivendica la premier aprendo i lavori del secondo vertice Italia-Africa, accanto ad Abiy Ahmed Ali, presidente dell’Etiopia, che ospita anche la sede dell’Unione Africana.
Domani, sabato 14 febbraio, Meloni parteciperà anche, come ospite d’onore, alla riunione annuale dell’Assemblea dei Capi di Stato e di Governo dell’UA. Un invito letto come un segnale politico di fiducia e di apprezzamento dell’Organizzazione per il percorso di cooperazione consolidato negli ultimi tempi.
In questi due anni, scandisce la premier durante il vertice, “abbiamo avviato e concluso progetti concreti di grande impatto sociale, mobilitando miliardi di euro tra risorse pubbliche e risorse private”. Il metodo coinvolge diverse energie della Penisola: imprese, università, mondo della cooperazione e della ricerca, un “patrimonio di eccellenze che ha lavorato in modo coordinato per perseguire un obiettivo comune”, spiega Meloni.
Oggi il Piano è cresciuto e non è più un’iniziativa solo italiana, ma una “strategia di respiro internazionale“, grazie alle sinergie strutturate costruite insieme alle principali agenzie delle Nazioni Unite, all’Unione Europea, all’Unione Africana, al G7, ai “tantissimi partner che condividono la nostra visione, dall’Europa fino al Golfo, passando per l’Africa orientale“, ricorda la prima ministra.
“L’Italia ha articolato una visione lungimirante per fungere da ponte tra l’Europa e l’Africa”, conferma il presidente Ali, parlando di una strategia unificata che “si basa su partenariati e benefici reciproci”.
Il Piano non vuole attuare un pacchetto di progetti, ma ha l’ambizione di dare forma a un “patto tra nazioni libere” che scelgono di lavorare insieme perché “si fidano l’una dell’altra e sanno trovare insieme le aree di collaborazione nelle quali poter fare la differenza in un’ottica di benefici condivisi“.
Energia (con le interconnessioni tra le diverse sponde del Mediterraneo, lo sviluppo delle rinnovabili e dei biocarburanti) sicurezza alimentare (con il sostegno delle filiere locali), infrastrutture fisiche e digitali, sanità, industria, lavoro, giovani sono i pilastri. Tutti legati dal “filo rosso” della formazione perché “il nostro obiettivo non è quello di creare nuove dipendenze, ma quello di sostenere il protagonismo dei popoli africani e costruire vere opportunità di riscatto e questo è possibile solo se si mette al centro la valorizzazione del capitale umano, fin dai primi anni di scuola“, scandisce la presidente del Consiglio.
Insieme, le fa eco il presidente etiope, “possiamo forgiare un nuovo rapporto tra l’Italia e l’Africa che non si basi sulla dipendenza, ma sulla dignità; non sullo sfruttamento, ma sulla prosperità condivisa. Non sul passato, ma sul futuro”.
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