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Tav, Meloni e Piantedosi sul cantiere a Chiomonte: “Lo Stato c’è e non indietreggia”

Dopo gli scontri di sabato in Val di Susa, sul cantiere della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, la premier Giorgia Meloni arriva a Chiomonte accompagnata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per incontrare il personale delle forze dell’ordine impegnato nelle attività di vigilanza e sicurezza. Poco prima dell’arrivo, Meloni sorvola l’aerea in elicottero, quindi visita i lavori alla presenza degli operai e dei rappresentanti di Telt.

“Uno Stato normale non può tollerare una cosa del genere”, tuona la presidente del Consiglio in un video diffuso sui social, in cui ricorda che centoventi operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti durante le proteste. “Questo non è dissenso, questa è violenza organizzata, premeditata e come tale deve essere trattata”, ribadisce la premier assicurando che il governo farà “tutto quello che può per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti, di fare il massimo del lavoro”. “Siamo qui – spiega – per dire che lo Stato c’è, che non intende indietreggiare”.

Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, sente la premier per telefono per ringraziarla della presenza: “In questi momenti è importante dimostrare la vicinanza, anche fisica, dello Stato e delle istituzioni”, sostiene. Il presidente della Regione comunica la decisione assunta oggi dalla Giunta di costituirsi formalmente parte civile nei procedimenti che seguiranno agli scontri. La prima stima dei danni diretti ai cantieri, fa sapere Cirio, “supera il milione di euro”. A questo si aggiunge, osserva, un danno ancora più ampio, “che colpisce l’immagine della Valsusa e dell’intero Piemonte proprio nel pieno della stagione turistica estiva”: “Chi devasta beni pubblici e mette a rischio la sicurezza delle persone deve rispondere delle proprie azioni. La Regione farà fino in fondo la propria parte, a tutela del territorio, delle imprese e dei cittadini”, garantisce.

Paolo Foietta, presidente della Commissione intergovernativa Italia-Francia per la Torino Lione, già commissario straordinario del governo, denuncia una perdita di prospettiva da parte dei manifestanti: “Se non facciamo quel tunnel, non ce ne sarà un altro. Addio ferrovia per Parigi e si viaggerà solo in autostrada”, ricorda intervistato dalla Stampa. Il miglior modo per “sconfiggerli” è “realizzare un’opera indispensabile e necessaria”, sottolinea. E poi spiega: “Si stanno sostituendo tutti i tunnel di base delle Alpi, ottocenteschi. E il più vecchio e disgraziato è proprio quello del Frejus, che ora teniamo in vita artificiosamente solo in virtù del fatto che ne nascerà uno nuovo. Qui è possibile oramai usare un solo binario, non esistono uscite di sicurezza, mentre la norma ne prevede una ogni 500 metri, e non si può fare un sistema di ventilazione forzato. Tutti si scandalizzano del Ponte Morandi, ma quest’opera è molto più vecchia e fragile”. Sulla posizione dell’opposizione, il Pd “di cui faccio parte, non è ambiguo, ma dovrebbe ricordare di più la propria storia, fatta di segretari, presidenti di Regione e Provincia, sindaci venuti qui a dire ‘andiamo avanti’. Soprattutto a livello locale credo servirebbe, anche oggi, essere meno timidi, più orgogliosi e prendere posizioni nette”, scandisce Foietta.

Le violenze sono “inaccettabili, gravi e non si giustificano mai”, mette in chiaro la segretaria dem Elly Schlein. Nessuna timidezza, assicura: “Abbiamo sempre condannato ogni forma di violenza senza se, senza ma, senza esitazioni e senza tentennamenti. Il punto qui è un altro: la storia del nostro Paese ha dimostrato che i violenti si devono isolare e fermare, e che i violenti sono stati isolati e fermati quando le istituzioni e la politica hanno collaborato per isolarli e per fermarli. Noi invece ci troviamo davanti ad un governo i cui esponenti strumentalizzano fatti violenti per me buttarli addosso alle opposizioni, nonostante tutti gli esponenti di questo governo sappiano perfettamente che noi non abbiamo nulla a che fare con quelle frange estremiste e violente. Anzi, di quella stessa violenza spesso siamo noi stessi bersaglio, lo sanno perfettamente”.

mariaelena.ribezzo

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