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Nel 2025 i prezzi sono cresciuti in media a un passo più deciso di quanto registrato l’anno precedente. È quanto evidenzia l’Istat, secondo cui in media, nel 2025, i prezzi al consumo hanno segnato una crescita dell’1,5% in accelerazione dall’1% nel 2024. Sull’andamento dell’inflazione media annua pesa la dinamica dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (+16,2% da -0,2% del 2024), degli Energetici non regolamentati (-3,8% da -11,3%) e quella dei Beni alimentari non lavorati (+3,4% da +2,3%). Rallenta, seppure lievemente, l’inflazione di fondo che nel 2025 si attesta a +1,9% (da +2,0% del 2024). Nel mese di dicembre l’inflazione sale a +1,2%, tornando al livello di ottobre. Si sofferma anche sul fatto che i prezzi del cosiddetto carrello della spesa sono aumentati molto di più rispetto all’inflazione negli ultimi cinque anni.
Il divario è di circa sette punti, con un aumento cumulato dell’indice generale dei prezzi di 17,1 punti percentuali, tra il 2021 e il 2025, e una crescita del 24% per il carrello della spesa, un tema su cui l’Antitrust ha appena avviato un’indagine. Per gli energetici l’aumento cumulato è del 34,1%. In termini di spesa, l’Inflazione media del 2025 equivale ad un aggravio da +496 euro annui sui bilanci della famiglia “tipo”, +685 euro per un nucleo con due figli, segnala il Codacons secondo cui tra i vari comparti quello che desta più preoccupazione è il settore alimentare: i prezzi dei prodotti alimentari e bevande analcoliche hanno infatti registrato una crescita quasi doppia rispetto al tasso medio di Inflazione, salendo nel 2025 del +2,9%, pari ad una maggiore spesa solo per l’acquisto di civi e bevande da +269 euro per una famiglia con due figli. In forte crescita anche i listini di Servizi ricettivi e di ristorazione, che segnano un +3,4% su anno, a dimostrazione dei rincari che hanno investito tutto il comparto turistico durante il 2025. Nel dettaglio, secondo l’Istat, le divisioni i cui prezzi registrano accelerazioni rispetto al 2024 sono Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (con inversione di tendenza da -5,6% a +1,1%), Prodotti alimentari e bevande analcoliche (da +2,4% a +2,9%) e Istruzione (da +2,2% a +2,6%), accompagnate dalla risalita dei prezzi della divisione Comunicazioni (da -5,6% a -4,9%). In decelerazione invece i prezzi dei Trasporti (la cui variazione percentuale media annua si porta su valori negativi, passando da +0,7% a -0,2%), dei Servizi ricettivi e di ristorazione (da +3,9% a +3,4%), di Mobili, articoli e servizi per la casa (da +0,8% a +0,3%) e di Ricreazione, spettacoli e cultura (da +1,3% a +0,9%).
Le divisioni di spesa che contribuiscono maggiormente alla variazione media annua dell’indice generale sono quelle di Prodotti alimentari e bevande analcoliche (0,501 punti percentuali), dei Servizi ricettivi e di ristorazione (0,404) e degli Altri beni e servizi (0,282). Al contrario, i contributi negativi si osservano per le Comunicazioni (-0,096) e i Trasporti (-0,036). Nel 2025, il tasso tendenziale di crescita dei prezzi dei Beni alimentari sale al +2,8% (da +2,2% nel 2024). L’accelerazione risente delle dinamiche di prezzo delle due sotto-componenti: quelli degli Alimentari lavorati registrano una crescita media annua del +2,4% (dal +2,2% del 2024), mentre i prezzi degli Alimentari non lavorati evidenziano aumenti del +3,4%, a fronte del +2,3% registrato nel 2024. Per quanto riguarda il costo della vita, l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città più care d’Italia del 2025: vince ancora una volta Bolzano dove l’Inflazione media pari a +2,2%, pur essendo solo la terza più alta d’Italia ex aequo con Rimini, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua, equivalente, per una famiglia media, a 730 euro in più rispetto al 2024. Medaglia d’argento per Siena, che, avendo l’Inflazione più elevata del Paese a pari merito con Cosenza, +2,4%, ha un incremento di spesa, nel confronto con il 2024, pari a 649 euro a famiglia. Sul gradino più basso del podio Rimini che con +2,2% ha una spesa supplementare pari a 606 euro per una famiglia tipo. Al quarto posto Belluno, che con +2,3% (seconda per Inflazione insieme a Siracusa) registra una stangata pari a 599 euro. Seguono Padova (+2,1%, +579 euro), Pistoia (+2,1%, +568 euro), al settimo posto Arezzo (+2%, +541 euro), poi Siracusa (+2,3%, +533 euro) e Trieste (+1,8%, +506 euro). Chiude la top ten, Gorizia che con +1,8% ha una maggior spesa di 479 euro.
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