GIORGIA MELONI, RE ABDULLAH II DI GIORDANIA
Il giorno dopo l’approvazione del nuovo decreto Energia in Consiglio dei ministri è tempo di tirare le somme. Atteso sin dallo scorso mese di novembre, il provvedimento è arrivato al traguardo di Palazzo Chigi con un bonus sociale di 115 euro, un aumento dell’Irap del 2% (solo per alcune categorie di imprese), il sostegno alle Pmi favorendo i contratti a lungo termine (Ppa) e una sorta di price cap per livellare i 2 euro al megawattora di differenziale tra il Psv e il Ttf di Amsterdam.
Nel provvedimento c’è anche il superamento delle Ets, ma per l’effettiva efficacia toccherà attendere prima il via libera di Bruxelles, che prende tempo: “Dobbiamo esaminare attentamente cosa viene proposto prima di poter valutare la sua conformità con le nostre norme”. Il punto è cruciale pure per alcune Regioni che si erano mosse per alleviare i costi della tassa europea, come la Lombardia, che infatti prevede effetti negativi: “Avevamo chiesto molto semplicemente di passare prima dall’Europa e negoziare la possibilità di sterilizzare l’Ets. Un procedimento ordinato avrebbe evitato rischi sui mercati”, sottolinea l’assessore all’Energia della Lombardia, Massimo Sertori, al ‘Corriere della Sera’.
Misure, quelle contenute nel decreto, che alleviano il peso dei rincari dell’energia, ma che non convincono tutti. A spiegare la ratio è il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che in una lunga ‘maratona’ televisiva parla soprattutto di “equilibrio” da trovare “rispetto alle disponibilità”, perché “quest’anno rientriamo dalla procedura di infrazione Ue sul deficit, quindi va mantenuto sicuro il saldo di bilancio”. Secondo il responsabile del Mase, comunque, i benefici ci sono, almeno per 2,7 milioni di famiglie.
Per la premier Giorgia Meloni, intervistata da SkyTg24, si tratta di un provvedimento “molto importante e molto coraggioso”, perché in Italia “il problema è strutturale e stiamo cercando di intervenire strutturalmente. Di fatto, favorendo il disaccoppiamento famoso, del quale tanto si è parlato, tra l’elettricità e il costo del gas, che vuol dire abbassare le bollette anche combattendo la speculazione e cerchiamo di intervenire su un’altra cosa abbastanza complessa da capire ma che è molto importante che sono gli ETS”.
Alle imprese, invece, toccherà pagare circa 900 milioni di maggiorazione Irap: “È innegabile – dice al ‘Sole 24 Ore’ – che, a seguito della crisi energetica, ci sia stata da parte di alcuni settori una condizione di maggiore guadagno che ha garantito più solidità. Quindi, la logica che ci ha spinti è stata quella di chiedere a questi stessi comparti un piccolo aiuto: un gesto di responsabilità verso il Paese”. Tra queste ci sono anche i produttori, fornitori e distributori di energia, che oggi pagano lo scotto nelle quotazioni di Borsa. Un “rimbalzo del tutto naturale”, secondo Pichetto.
Da Confindustria il giudizio è positivo. “Finalmente le imprese al centro delle priorità del Paese, lo avevamo chiesto e il governo ci ha ascoltato”, esulta il delegato del presidente per l’energia e la transizione energetica, Aurelio Regina. Il Centro studi di Unimpresa calcola che “l’impatto complessivo del decreto su energia elettrica e gas può arrivare a circa 7 miliardi di euro nel biennio 2026-2027, considerando non solo i trasferimenti diretti in bolletta ma anche gli effetti sistemici sulle dinamiche di prezzo all’ingrosso”.
Ma non tutti se la sentono di festeggiare. Ad esempio gli agricoltori, che chiedono di rivedere la norma sul biogas che riduce i prezzi minimi garantiti. “Mettere in difficoltà le imprese che producono energia rinnovabile significa mettere a rischio posti di lavoro, investimenti e la stessa capacità del sistema agricolo di contribuire alla decarbonizzazione e all’autonomia energetica nazionale”, lamenta Coldiretti. Cia-Agricoltori italiani chiede al Parlamento di “intervenire con modifiche significative, affinché la riduzione delle bollette non si traduca in un colpo mortale per il biogas agricolo”. Stessa avvertenza anche da Confagricoltura e da Cib: il decreto “rischia di compromettere la stabilità e il futuro delle aziende agricole”. Dal mondo delle piccole e medie imprese è Confapi a promuovere nel complesso le misure del decreto, ma avvisa: “Non sono ancora sufficienti per permettere alle nostre Pmi manifatturiere di recuperare la competitività perduta rispetto ai partner europei e ai competitor extra-Ue”.
I consumatori, invece, sono critici. “Purtroppo, il bonus di 115 euro non si sommerà a quello straordinario di 200 euro dello scorso anno”, spiega Unc, che teme la confusione. Adiconsum chiede di fare di più contro la povertà energetica, perché “si tratta di misure emergenziali, che non risolvono il problema del caro-bollette”, mentre Consumerismo No Profit teme la beffa del cosiddetto ‘bollino sconto‘: “Ricalca l’esperienza fallimentare del ‘Carrello Tricolore’ e appare priva di efficacia reale”.
Ovviamente, anche la politica si divide esattamente a metà sul provvedimento. Da un lato ci sono i partiti di maggioranza che salutano con entusiasmo il via libera del Cdm, in alcuni casi definendo le norme “storiche” per affrontare strutturalmente il tema dei rincari. Sul punto c’è una visione abbastanza comune tra FdI, Lega, Forza Italia e Noi moderati. Di tutt’altro avviso, invece, le opposizioni. Il Pd definisce il dl “pasticciato e insufficiente dopo 7 mesi di annunci e promesse”. Ma sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizzano anche M5S, Avs e Iv. “Oltre a non risolvere il caro energia e a regalare soldi pubblici ai produttori di energia attraverso il trasferimento di 4 mld di oneri di sistema a vantaggio delle società energetiche – elenca le criticità Angelo Bonelli -, distrugge il settore delle rinnovabili e la transizione ecologica. L’articolo 7 del decreto prevede la cancellazione del 72% delle connessioni di nuovi impianti da fonti rinnovabili e del 79% delle connessioni relative ai sistemi di accumulo“. Segnali chiarissimi, dunque, che l’iter in Parlamento sarà caratterizzato da un nuovo scontro.
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