Dl Energia, Lega allunga phase out dal carbone al 2038. Opposizioni: “Irresponsabile”

Un emendamento della Lega, riformulato dal governo, allunga al 2038 il phase out dell’Italia dalla produzione di energia dal carbone.

Il via libera arriva in commissione Attività produttive e la prima firma è quella del capogruppo del Carroccio a Montecitorio, Riccardo Molinari. “La Lega esprime grande soddisfazione”, vergano in una nota i deputati del partito di Matteo Salvini in commissione, Alberto Gusmeroli (che ne è presidente), Giorgia Andreuzza, Andrea Barabotti, Salvatore Di Mattina e Luca Toccalini. “In questo periodo di grave crisi energetica internazionale, aggravata dal conflitto russo-ucraino e dalle tensioni in Medio Oriente, è giusto e responsabile riflettere sulla decisione di abbandonare il carbone e rinviarla – sottolineano -. La sicurezza energetica del Paese, la competitività delle imprese e la tutela delle bollette delle famiglie italiane devono essere le priorità”.

Esulta anche Molinari, ovviamente. “L’ok all’emendamento per il quale sarà possibile mantenere in esercizio le centrali elettriche a carbone come riserva strategica, è una risposta importante per il nostro Paese”, spiega il presidente dei deputati leghisti. “Una scelta di buonsenso – continua – che, in un momento di tensione dei mercati energetici dovuta ai conflitti che stanno scuotendo Iran e Ucraina, permetterà di garantire sicurezza e adeguatezza del sistema elettrico nazionale, scongiurando possibili criticità legate alla rete di trasmissione nazionale o alla mancanza di infrastrutture alternative”. Per Molinari “si ristabilisce così un principio semplice: la sicurezza energetica viene prima dell’ideologia e delle politiche green europee distanti dalle reali esigenze del Paese e dei nostri sistemi produttivi”.

Le opposizioni, però, non ci stanno. Protesta il Movimento 5 Stelle, che bolla la mossa della maggioranza come “atto irresponsabile e miope che ci riporta indietro di decenni”. Perché, spiegano i pentastellati, “decidere di allungare la vita a centrali obsolete, invece di puntare con decisione su tecnologie pulite e competitive, è una scelta senza alcuna giustificazione tecnica, né economica. Il carbone è una fonte costosa, inquinante e già superata dal mercato, i cui costi crescenti legati alle emissioni e alla gestione degli impianti finiranno inevitabilmente in bolletta”. Una scelta che avrà un un impatto “ancora più grave sulla sicurezza energetica” perché “in un contesto già segnato dalla dipendenza da gas e petrolio, insistere sul carbone ci renderà ancora più fragili. Significa continuare a dipendere dall’estero per l’importazione di combustibili fossili”. Sulla stessa linea il Pd: “L’ennesimo provvedimento a favore delle fonti fossili è una scelta che non condividiamo e che produrrà effetti negativi per il sistema Paese. Occorre cambiare rotta: puntare su rinnovabili, innovazione e semplificazioni, evitando scelte che guardano al passato invece che al futuro“, ammoniscono i dem.

L’approdo del decreto Energia in aula, alla Camera, è previsto per lunedì 30 marzo. Sul provvedimento del governo, che concentra le sue attenzioni soprattutto sul superamento del meccanismo degli Ets, ovvero le tasse sulle emissioni di Co2 delle imprese (su cui è atteso ancora il lasciapassare dell’Ue, essendo normativa continentale), è stata già preannunciata dal governo l’intenzione di porre la questione di fiducia. Il decreto scade il prossimo 21 aprile e quello a Montecitorio è solo il primo passaggio parlamentare, dunque l’obiettivo è chiudere entro il 1 aprile per poi mandare il testo in Senato.

Dl Energia, Meloni: “Provvedimento coraggioso”. Confindustria plaude, ma per agricoltori “va cambiato”

Il giorno dopo l’approvazione del nuovo decreto Energia in Consiglio dei ministri è tempo di tirare le somme. Atteso sin dallo scorso mese di novembre, il provvedimento è arrivato al traguardo di Palazzo Chigi con un bonus sociale di 115 euro, un aumento dell’Irap del 2% (solo per alcune categorie di imprese), il sostegno alle Pmi favorendo i contratti a lungo termine (Ppa) e una sorta di price cap per livellare i 2 euro al megawattora di differenziale tra il Psv e il Ttf di Amsterdam.

Nel provvedimento c’è anche il superamento delle Ets, ma per l’effettiva efficacia toccherà attendere prima il via libera di Bruxelles, che prende tempo: “Dobbiamo esaminare attentamente cosa viene proposto prima di poter valutare la sua conformità con le nostre norme”. Il punto è cruciale pure per alcune Regioni che si erano mosse per alleviare i costi della tassa europea, come la Lombardia, che infatti prevede effetti negativi: “Avevamo chiesto molto semplicemente di passare prima dall’Europa e negoziare la possibilità di sterilizzare l’Ets. Un procedimento ordinato avrebbe evitato rischi sui mercati”, sottolinea l’assessore all’Energia della Lombardia, Massimo Sertori, al ‘Corriere della Sera’.

Misure, quelle contenute nel decreto, che alleviano il peso dei rincari dell’energia, ma che non convincono tutti. A spiegare la ratio è il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che in una lunga ‘maratona’ televisiva parla soprattutto di equilibrio” da trovare “rispetto alle disponibilità, perché “quest’anno rientriamo dalla procedura di infrazione Ue sul deficit, quindi va mantenuto sicuro il saldo di bilancio”. Secondo il responsabile del Mase, comunque, i benefici ci sono, almeno per 2,7 milioni di famiglie.

Per la premier Giorgia Meloni, intervistata da SkyTg24, si tratta di un provvedimento “molto importante e molto coraggioso”, perché in Italia “il problema è strutturale e stiamo cercando di intervenire strutturalmente. Di fatto, favorendo il disaccoppiamento famoso, del quale tanto si è parlato, tra l’elettricità e il costo del gas, che vuol dire abbassare le bollette anche combattendo la speculazione e cerchiamo di intervenire su un’altra cosa abbastanza complessa da capire ma che è molto importante che sono gli ETS”.

Alle imprese, invece, toccherà pagare circa 900 milioni di maggiorazione Irap: “È innegabile – dice al ‘Sole 24 Ore’ – che, a seguito della crisi energetica, ci sia stata da parte di alcuni settori una condizione di maggiore guadagno che ha garantito più solidità. Quindi, la logica che ci ha spinti è stata quella di chiedere a questi stessi comparti un piccolo aiuto: un gesto di responsabilità verso il Paese”. Tra queste ci sono anche i produttori, fornitori e distributori di energia, che oggi pagano lo scotto nelle quotazioni di Borsa. Un “rimbalzo del tutto naturale”, secondo Pichetto.

Da Confindustria il giudizio è positivo. “Finalmente le imprese al centro delle priorità del Paese, lo avevamo chiesto e il governo ci ha ascoltato”, esulta il delegato del presidente per l’energia e la transizione energetica, Aurelio Regina. Il Centro studi di Unimpresa calcola che “l’impatto complessivo del decreto su energia elettrica e gas può arrivare a circa 7 miliardi di euro nel biennio 2026-2027, considerando non solo i trasferimenti diretti in bolletta ma anche gli effetti sistemici sulle dinamiche di prezzo all’ingrosso”.

Ma non tutti se la sentono di festeggiare. Ad esempio gli agricoltori, che chiedono di rivedere la norma sul biogas che riduce i prezzi minimi garantiti. “Mettere in difficoltà le imprese che producono energia rinnovabile significa mettere a rischio posti di lavoro, investimenti e la stessa capacità del sistema agricolo di contribuire alla decarbonizzazione e all’autonomia energetica nazionale”, lamenta Coldiretti. Cia-Agricoltori italiani chiede al Parlamento di “intervenire con modifiche significative, affinché la riduzione delle bollette non si traduca in un colpo mortale per il biogas agricolo”. Stessa avvertenza anche da Confagricoltura e da Cib: il decreto “rischia di compromettere la stabilità e il futuro delle aziende agricole”. Dal mondo delle piccole e medie imprese è Confapi a promuovere nel complesso le misure del decreto, ma avvisa: “Non sono ancora sufficienti per permettere alle nostre Pmi manifatturiere di recuperare la competitività perduta rispetto ai partner europei e ai competitor extra-Ue”.

I consumatori, invece, sono critici. “Purtroppo, il bonus di 115 euro non si sommerà a quello straordinario di 200 euro dello scorso anno”, spiega Unc, che teme la confusione. Adiconsum chiede di fare di più contro la povertà energetica, perché “si tratta di misure emergenziali, che non risolvono il problema del caro-bollette”, mentre Consumerismo No Profit teme la beffa del cosiddetto ‘bollino sconto‘: “Ricalca l’esperienza fallimentare del ‘Carrello Tricolore’ e appare priva di efficacia reale”.

Ovviamente, anche la politica si divide esattamente a metà sul provvedimento. Da un lato ci sono i partiti di maggioranza che salutano con entusiasmo il via libera del Cdm, in alcuni casi definendo le norme “storiche” per affrontare strutturalmente il tema dei rincari. Sul punto c’è una visione abbastanza comune tra FdI, Lega, Forza Italia e Noi moderati. Di tutt’altro avviso, invece, le opposizioni. Il Pd definisce il dl “pasticciato e insufficiente dopo 7 mesi di annunci e promesse. Ma sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizzano anche M5S, Avs e Iv. “Oltre a non risolvere il caro energia e a regalare soldi pubblici ai produttori di energia attraverso il trasferimento di 4 mld di oneri di sistema a vantaggio delle società energetiche – elenca le criticità Angelo Bonelli -, distrugge il settore delle rinnovabili e la transizione ecologica. L’articolo 7 del decreto prevede la cancellazione del 72% delle connessioni di nuovi impianti da fonti rinnovabili e del 79% delle connessioni relative ai sistemi di accumulo“. Segnali chiarissimi, dunque, che l’iter in Parlamento sarà caratterizzato da un nuovo scontro.

Via libera al dl Energia: sale a 315 euro il bonus per le famiglie a basso reddito. Meloni: “Impatto rilevante”

Cinque miliardi di euro per tagliare le bollette di luce e gas: è questa la dote del nuovo decreto Energia uscito oggi da Palazzo Chigi. Non solo un salvagente per le famiglie in difficoltà ma una vera e propria sfida a Bruxelles sul costo delle emissioni inquinanti. “La priorità che c’eravamo dati fin dall’inizio era fare il possibile per ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese“, rivendica la premier Giorgia Meloni nel presentare un provvedimento che promette risparmi strutturali. Il cuore del decreto è relativo ai 2,7 milioni di nuclei vulnerabili. Per loro il sostegno sale complessivamente a 315 euro l’anno. “Interveniamo ancora sul bonus sociale che oggi raggiunge le famiglie vulnerabili“, spiega la premier, precisando che allo sconto già previsto di 200 euro “se ne aggiunge un altro di 115 euro“. Chi ha un Isee fino a 25.000 euro e resta fuori dal bonus potrà contare su uno sconto “volontario” delle aziende di almeno 60 euro, una sorta di bollino di visibilità per i fornitori che decideranno di aderire.

Per le imprese la partita è più complessa. Il governo alza l’Irap del 2% sui colossi dell’energia per finanziare il taglio degli oneri di sistema, ovvero la voce che gonfia i costi fissi. “Utilizziamo le risorse ricavate per abbattere gli oneri che gravano sulle bollette di oltre 4 milioni di imprese“, assicura la Meloni. Secondo le stime governative, un artigiano risparmierà 700 euro l’anno tra luce e gas, mentre le grandi industrie gasivore potranno arrivare a tagli di oltre 220.000 euro.

Il testo definitivo è arrivato dopo giornate ricche di tensioni. I nodi principali riguardavano proprio la soglia del bonus sociale e i crediti Ets, ovvero la ‘tassa europea’ sulla CO2. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha insistito per un pacchetto da oltre 3 miliardi che puntasse sulla concretezza: “Il governo ha scelto la strada della crescita per garantire energia a prezzi più bassi”. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha messo nel mirino le regole di Bruxelles: “Ci batteremo sul tema delicato dell’Ets che riguarda le imprese. Abbiamo deciso di imprimere una svolta“. L’idea del governo è scorporare questo costo dal prezzo delle energie rinnovabili. “È una scelta coraggiosa“, la definisce la premier, “perché oggi si tiene conto degli Ets anche per determinare il prezzo del solare o dell’idroelettrico, che quella tassa non la pagano“.

Fuori dai palazzi l’accoglienza è gelida. L’Unione Nazionale Consumatori vede un “miglioramento” nei 315 euro di bonus, ma “resta il giudizio fortemente negativo per il taglio dell’Isee“. Anche il mondo dell’industria è in rivolta. Paolo Barberis Canonico (Uib) avverte che il divario dei costi con l’estero è del 30%: “È in gioco la sopravvivenza stessa delle imprese”. Durissimo il giudizio del think tank ECCO, secondo cui il rimborso dei costi ETS alle centrali a gas finirà paradossalmente per pesare sulle bollette dei cittadini: “Si fatica a vedere il vantaggio per i consumatori, lo Stato rischia solo l’ennesimo scontro con l’Europa difendendo gli interessi dei produttori di gas“.

In Parlamento lo scontro è aperto. Se per la maggioranza Riccardo Zucconi (FdI) esulta per “una risposta concreta che abbassa i costi alla fonte“, le opposizioni demoliscono il decreto. Per il Movimento 5 Stelle, Sergio Costa denuncia un “cortocircuito“: il governo stanzia fondi per il maltempo al Sud ma continua a finanziare il gas che causa la crisi climatica. Raffaella Paita (Iv) è tranchant: “Per le imprese non c’è niente di niente, solo questioni che attendono risposte dall’Unione“. Chiude il cerchio Angelo Bonelli (Avs), che accusa la premier di regalare “briciole a pensionati e famiglie” mentre le grandi società energetiche accumulano profitti record.

Il 97% delle telefonate che riceviamo per le bollette energetiche è una truffa

Secondo un’indagine condotta da A.r.t.e. – Associazione Reseller e Trader dell’Energia – il 97% delle telefonate che i cittadini ricevono da presunti operatori del settore energetico è in realtà una truffa. Il dato è stato presentato durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati e proviene da oltre 10.000 segnalazioni raccolte attraverso il Portale Antitruffa promosso dall’associazione. Lo strumento, realizzato in collaborazione con le principali associazioni dei consumatori e dei call center – tra cui Consumerismo, Assium, Assocontact, O.I.C. e AssoCall – consente agli utenti di denunciare chiamate sospette o ingannevoli legate al mondo dell’energia.

L’analisi delle segnalazioni evidenzia un quadro allarmante. Quasi la metà delle chiamate, il 47,9%, arriva da operatori che si spacciano per il fornitore attuale del cliente, mentre il 15,7% si presenta come appartenente ad altre aziende del mercato libero. Altri ancora fingono di rappresentare i distributori locali, l’Autorità dell’energia o enti inesistenti, millantando ruoli ufficiali a tutela del consumatore. Solo una minima parte delle chiamate – il 3,5% – risulta probabilmente autentica, legata a reali promozioni o tentativi legittimi di recupero clienti.

Secondo A.r.t.e., questi numeri sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più esteso. Molti cittadini, vittime di raggiri, scelgono di non denunciare per sfiducia, rassegnazione o mancanza di consapevolezza. Si delineerebbe quindi un sistema fraudolento strutturato, che andrebbe ben oltre la scorrettezza commerciale, arrivando a configurare vere e proprie ipotesi di reato penale. Le violazioni più comuni includono il trattamento illecito di dati personali, truffe contrattuali con offerte volutamente ingannevoli, e in alcuni casi, la sostituzione di persona, con il truffatore che si presenta come un fornitore ufficiale o addirittura come l’Autorità.

“Serve un Protocollo Antitruffa a livello nazionale. Un impegno condiviso tra operatori, istituzioni e associazioni dei consumatori”, ha dichiarato Marco Poggi, presidente di A.r.t.e.. “Il nostro Portale è già operativo e pronto a sostenere questa battaglia: più aziende aderiranno, più sarà efficace la nostra azione. Bisogna smettere di trattare questi episodi come casi isolati: sono parte di un sistema che va smantellato con trasparenza, responsabilità e collaborazione”. Dello stesso avviso Diego Pellegrino, portavoce di A.r.t.e., che lancia un appello: “Denunciamo l’esistenza di un mercato parallelo dell’inganno che mina la fiducia degli utenti verso il settore energetico. Le aziende fornitrici devono reagire, aderendo al Portale Antitruffa e rafforzando i controlli interni. Solo così potranno inviare un chiaro segnale di trasparenza a tutti i consumatori”.

“Oltre agli aspetti legati alla privacy, tali forme di telemarketing scorretto realizzano dei veri e propri reati penali, dalla frode alla truffa, passando per la sostituzione di persona – spiega infine il presidente di Consumerismo, Luigi Gabriele – L’unica possibilità per arginare il fenomeno e limitare i danni per i consumatori è quella di dichiarare illegittimo il telemarketing in Italia nel settore energetico, togliendo validità legale ai contratti di luce e gas siglati telefonicamente”.

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Via libera al decreto bollette: 3 miliardi per imprese e famiglie. Le opposizioni: “Una mancetta”

E’ un pacchetto di aiuti da tre miliardi di euro – 1,6 alle famiglie e 1,4 al sistema imprese – quello messo in campo dal governo con il decreto per contrastare il caro bollette. Atteso da giorni dopo la bocciatura della premier Giorgia Meloni perché ritenuto inizialmente non abbastanza efficace, il provvedimento è stato discusso oggi in Consiglio dei Ministri con l’approvazione di “misure urgenti di agevolazione tariffaria per la fornitura di energia elettrica e gas naturale, di riduzione dell’onere fiscale, nonché per la trasparenza delle offerte al dettaglio”. Oltre a dividere le risorse praticamente a metà tra famiglie e imprese, il decreto proroga infatti di due anni l’obbligo per i più vulnerabili di passare al mercato libero.

La misura principale però riguarda l’estensione della platea del bonus sociale bollette, con la soglia Isee che viene alzata a 25mila euro e un meccanismo che assicurerà più risorse ai più vulnerabili. Quindi aiuti per le imprese energivore e per le Pmi, con tagli agli oneri di sistema. “Le risorse – ha chiarito in conferenza dopo il Cdm il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti – vengono dalla Cassa servizi energetici e ambientali”. In questo modo si eviterà di ricorrere a maggiore indebitamento e deficit.

Nel dettaglio, l’accordo per le famiglie prevede l’estensione della soglia Isee del bonus sociale dagli attuali 9.530 euro a 25mila euro. Attraverso un meccanismo a scaglioni, inoltre, le fasce Isee più basse riceveranno un aiuto più consistente: chi non va oltre i 9.530 euro di Isee riceverà il bonus attualmente in vigore più quello nuovo, mentre dai 9.530 a 25 mila si otterrà solo il nuovo contributo. Il bonus sarà di 200 euro per tutti a valere sulle bollette del prossimo trimestre, di 500 euro per i nuclei fino a 9.530 euro Isee. Per il mercato libero è stato invece prorogato di due anni l’obbligo per i vulnerabili di passare al mercato libero ed è previsto l’obbligo di trasparenza per i gestori.

In un video pubblicato subito dopo il Cdm, Meloni ha salutato il decreto con favore: “Con questo intervento le famiglie con reddito fino a 25mila euro di Isee, quindi la stragrande maggioranza, potranno contare nel prossimo trimestre su un sostegno di circa 200 euro se ne faranno richiesta. È un contributo che salirà fino a 500 euro per chi ha già i requisiti per il bonus sociale quindi i nuclei fino a 9.530 euro”. La premier si dice soddisfatta anche per le risorse alle imprese: “Così assicuriamo una riduzione delle prossime bollette che si aggira intorno al 20%”. Soddisfatto anche il resto dell’esecutivo, a partire dai due vicepremier.

“Risultato importante ottenuto grazie all’impegno della Lega e del ministro Giorgetti”, sostiene Matteo Salvini. Mentre Antonio Tajani sottolinea “la determinazione” con cui il governo ha affrontato il caro energia. “Tre miliardi di misura strutturale, non effimere mancette”, dice il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci. “Risposta concreta per famiglie e imprese”, aggiunge il ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr, Tommaso Foti. Replicano le opposizioni, che lamentano misure poco corpose. Per il Pd si tratta di propaganda meloniana: “Tre milioni sono pochi, la premier prende in giro il Paese”. Mentre il M5S parla di “mancetta contro uno tsunami, questa è l’ennesima presa in giro”. Anche +Europa sul piede di guerra, per il segretario Riccardo Magi “il decreto assomiglia ad uno spot elettorale e non affronta i temi strutturali”.

Bollette, Pichetto: “Su nuovo dl per ora no elementi concreti. Cambiare meccanismo Ttf”

Sulle bollette il governo continua a lavorare per trovare una soluzione che allevi il peso dei rincari da famiglie e imprese. Il nuovo provvedimento, annunciato la settimana scorsa dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in Senato non ha ancora visto la luce e difficilmente sarà in Consiglio dei ministri domani. Anzi, per la verità potrebbe non essere pronto nemmeno per la prossima.

Il testo è il più classico dei work in progress, come spiega il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica. “Si sta lavorando, in questo momento non ci sono ancora elementi concreti”, dice Gilberto Pichetto. Sottolineando che il monitoraggio è a 360 gradi: “Stiamo osservando tutto, anche rispetto a ciò che sta accadendo sul gas: quando hai un’oscillazione di 7 euro a Megawattora ogni 3 giorni bisogna avere i fari bene accesi”, avverte.

Per l’esecutivo la situazione va comunque affrontata a livello europeo, se l’obiettivo è quello di avere risultati duraturi. “Si può agire sul gas o sulle bollette, ma visto che il gas pesa per il 70% sulle bollette, questo è uno degli elementi” su cui intervenire. Nel mirino c’è il Ttf di Amsterdam, quella che, semplificando, viene indicata come la ‘Borsa’ europea del gas. Il ragionamento di Pichetto parte dai dati dello scorso anno: “Nel 2024 il gas ha prodotto il 40% dell’energia elettrica, ma il famoso meccanismo europeo determina il prezzo sul peggior impianto e nel momento più critico. Ecco qual è il guaio: questo ‘accoppiamento’ ci è stato molto utile quando il gas era a 10, 12 o 15 euro, adesso invece ci sta tornando addosso come un boomerang”.

Dunque, il problema “non è risolvibile solo dicendo ‘ci metto i miliardi’. È tutta una questione di trattative, trovare i meccanismi rispetto al sistema elettrico che è molto interconnesso, dunque senza correre esageratamente il rischio di metterci i soldi e pagare l’energia agli altri”, mette in luce il responsabile del Mase. Che non si sbottona su una riduzione degli oneri di sistema per abbassare il costo delle bollette: “Sono comunque da pagare, ma questa è una domanda da fare a Giorgetti, non a me”.

In attesa del decreto, le opposizioni tornano ad attaccare. Matteo Renzi ripesca un vecchio post di Giorgia Meloni del 2022, quando criticò aspramente le misure del governo Draghi proprio per alleggerire il peso delle bollette. La premier, ai tempi in cui era capo dell’opposizione, scriveva: “Caro Bollette, aumento dei prezzi, famiglie e attività allo stremo. Problemi che denunciamo da mesi e sui quali il governo non è stato capace di intervenire. La guerra in Ucraina non sia la scappatoia dell’Esecutivo per fingere che i problemi nascano oggi. Hanno fallito”. Il leader di Iv commenta, fingendo volutamente che quelle parole siano attuali: “Giorgia Meloni per una volta dice la verità sul Governo. Sulle Bollette hanno fallito e non è colpa della Guerra. Viva la sincerità”.

Il Movimento Cinquestelle decide di protestare con un flash-mob organizzato da deputati e senatori, con il leader, Giuseppe Conte, davanti Palazzo Chigi. “Bollette alle stelle, caro-vita, salari bassi, produzione industriale in calo consecutivo da 23 mesi. Mentre chiudono ospedali e asili nido. E Giorgia Meloni che fa? Tace, scappando da ogni responsabilità. Gli italiani aspettano risposte subito”, accusa il presidente del M5S. Azione, invece, rimprovera al governo di contraddirsi, dando parere agli ordini del giorno del partito di Carlo Calenda sulla riduzione dei costi dell’energia: “Pubblicamente dichiara di impegnarsi sul tema, mentre al Senato è stato approvato un atto di indirizzo”, dice il capogruppo alla Camera, Matteo Richetti. Nel frattempo i numeri sono negativi. Un’analisi condotta da Facile.it evidenzia che nel 2024, sulla base dei consumi dichiarati di oltre 770mila utenze, “tra luce e gas, lo scorso anno gli italiani hanno pagato, mediamente, 2.130 euro”.

Bollette, Giorgetti: Al lavoro su provvedimento energia. Ma preoccupano dazi Usa

Le bollette sono un problema e la soluzione non può essere più rimandato. Il governo è al lavoro su un nuovo provvedimento con l’obiettivo di arginare gli effetti delle dinamiche dei prezzi. A rivelarlo è il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante il question time in Senato, spiegando che “l’andamento dei prezzi dell’energia, e in particolar delle bollette, non dipendono dai comportamenti del governo ma da dinamiche che, talvolta, hanno anche caratteristiche speculative e su questo l’attenzione dell’esecutivo è massima“.

Il responsabile del Mef, inoltre, chiede di avviare una “onesta riflessione“, così la definisce, “su cosa abbia significato il passaggio al libero mercato“. Perché, in buona sostanza, “se il governo fa un grande sforzo per dare più soldi in busta paga ai lavoratori del ceto medio” con il taglio del cuneo fiscale, ma poi il surplus “se lo divora l’aumento delle bollette“, allora l’aumento “va circoscritto e delimitato”.

L’annuncio di Giorgetti, però, non convince le opposizioni. “Ben svegliato, ministro“, verga in una nota la segretaria del Pd, Elly Schlein. Che attacca: “Solo oggi vi accorgete che smantellare il mercato tutelato ha avuto effetti dannosi sui consumatori? Meglio tardi che mai, ma ora non c’è più tempo da perdere. Il governo ci ascolti“. I dem rilanciano la proposta di rafforzare il ruolo di Acquirente Unico “per calmierare il mercato“, spiega Schlein. Non ci va meno leggero Angelo Bonelli: “Sul caro energia Giorgetti dà la colpa a fattori esterni, quando la responsabilità è delle politiche del suo governo – colpisce duro il parlamentare Avs -. È stato il governo a portare 4 milioni di famiglie dal mercato tutelato al mercato libero. È il governo che ha bloccato le rinnovabili, che abbassano il prezzo dell’energia elettrica“. Diversa la reazione, invece, del segretario di Azione, Carlo Calenda, che su X scrive: “Finalmente. Sono settimane che il Governo ha una nostra proposta sulla riduzione delle bollette. Davvero diamoci una mossa“.

All’esecutivo chiede di “fare in fretta” il Codacons, perché “i rincari delle tariffe di luce e gas sono oramai alle porte e coinvolgeranno milioni di famiglie e imprese”. Rapidità è la parola chiave anche per Assoutenti: “I consumatori italiani stanno subendo le tensioni delle quotazioni all’ingrosso del gas, al punto che le tariffe praticate in bolletta risultano oggi più elevate in media del 21,1% rispetto a quelle in vigore nello stesso periodo dello scorso anno“. Il nuovo provvedimento è “un’ottima notizia” per l’Unione nazionale consumatori, ma l’apertura di credito non è illimitata: “Ora si tratta di vedere cosa proporrà in concreto“, chiarisce l’associazione.

Dall’andamento dei prezzi dell’energia e delle bollette dipende una buona fetta dei risultati del sistema produttivo italiano. Che ha già chiuso il 2024 rivedendo al ribasso le aspettative e con prospettive per l’anno in corso ancora da chiarire, con una situazione geopolitica internazionale in continua evoluzione. Giorgetti, però, è ottimista. Sempre in Senato, pungolato dal leader di Iv, Matteo Renzi, il ministro ribadisce che dal suo osservatorio “la sorpresa relativa ai dati finanza pubblica” è possibile. Anzi, “credo che tra qualche settimana questo troverà conforto“. Sebbene i fattori da tenere presente siano diversi: “Sono convinto che la situazione internazionale pone difronte a noi delle grandissime sfide – dice Giorgetti – e non nascondo che ci sono elementi anche di preoccupazione rispetto alle nuove dinamiche che ha assunto dall’Amministrazione americana e le risposte, o non risposte, che a livello europeo si stanno studiando“. Ma nel quadro generale ancora incerto, il responsabile del Mef continua comunque a vedere il bicchiere mezzo pieno: “Ci sono anche delle opportunità – assicura – che questo governo è in grado di interpretate, grazie al nuovo standing internazionale che abbiamo meritato“. Come si suol dire, chi vivrà vedrà.

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Nel 2024 l’Italia ha i prezzi dell’elettricità più alti e il peggior deficit elettrico

In Sicilia si è pagata l’energia elettrica più cara d’Europa nel 2024. Secondo i dati forniti da Energy-chart.info il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso in media è stato di 112,13 euro per megawattora. La zona europea invece dove l’elettrica è risultata più economica è la zona 4 della Norvegia, quella più a nord, con una quotazione media di 23,3 euro/Mwh. In pratica al Sud Italia la luce costa il 381% in più nei confronti dell’estremo nord ovest della penisola scandinava.

A livello di Paese, sempre secondo i dati forniti da Energy-chart.info, il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia nel 2024 è stato di 109 euro/Mwh. In Spagna è stato di 63,04 euro, in Francia di 58,02, in Germania di 78,5 euro per megawattora. In pratica da noi quest’anno l’elettricità è costata il 72.9% in più rispetto alla Spagna, l’87,9% in più nei confronti della Francia e il 38,8% in più di quella tedesca. Anche nelle regioni dei Balcani i costi sono risultati piuttosto elevati. La Serbia e la Macedonia del Nord, ad esempio, hanno registrato prezzi rispettivamente di 101,53 euro/MWh e 101,79. Così come la Bulgaria e la Romania hanno visto un incremento, con costi dell’energia pari a 102,55 euro/MWh e 103,52, rispettivamente.

Una situazione opposta a quella del Nord Europa, oltre alla Norvegia – il Paese meno caro energeticamente d’Europa – pure la Svezia ha mantenuto tariffe relativamente basse, intorno ai 25 euro/Mwh. E benché le zone più meridionali abbiano visto un leggero aumento (35,77 euro/MWh), i prezzi rimangono comunque ben al di sotto della media europea. La Finlandia, pur non raggiungendo i livelli della Norvegia o della Svezia, ha registrato un costo relativamente contenuto di 45,58 euro/MWh, che la colloca tra i Paesi con le tariffe più basse in Europa.

Più si va a Sud, più i prezzi invece salgono. In Francia, appunto, l’elettricità è costata in media 58,02 euro/MWh, confermandosi come uno dei Paesi con tariffe relativamente basse rispetto al sud del continente. Questo è dovuto in parte alla continua espansione delle fonti di energia rinnovabile e nucleare che dominano il mix energetico francese. Nei Paesi Bassi, i costi hanno raggiunto 77,29 euro/MWh, mentre in Germania il prezzo dell’energia ha toccato i 78,51 euro/MWh grazie alla continua espansione delle energie rinnovabili e al robusto sistema di interconnessione energetica con i Paesi vicini. Anche il Lussemburgo ha registrato lo stesso prezzo della Germania, pari a 78,51. Belgio e Svizzera hanno avuto prezzi, rispettivamente di 70,32 euro/MWh e 75,96, risultando in una fascia di mercato intermedia tra i Paesi scandinavi e quelli più meridionali, ma comunque superiori alla media europea.

La situazione cambia radicalmente man mano che ci si sposta verso sud. L’Italia, in particolare, ha registrato infatti i costi tra i più elevati di tutta l’Europa, con un prezzo medio di 109 euro/MWh, e secondo i dati forniti da Energy-chart.info, l’Italia si è distinta anche per il peggior deficit elettrico d’Europa nel 2024. Con un saldo negativo di 52,1 TWh, ha dovuto importare quasi il doppio dell’energia rispetto alla Germania, che si è fermata a 28,4 TWh. Questo enorme deficit energetico è dovuto a una combinazione di fattori, tra cui l’alto costo di produzione nazionale e la difficoltà di integrazione con i mercati energetici europei. Al contrario, alcuni Paesi come la Spagna e la Francia sono riusciti a mantenere surplus energetici significativi, con la Spagna che ha registrato un surplus di 8,1 TWh e la Francia un impressionante +89 TWh. Questi surplus derivano in parte da politiche energetiche più efficienti e alla maggiore capacità di esportazione, grazie a una migliore interconnessione con le reti europee e un mix energetico che include un’alta percentuale di energia nucleare e rinnovabile.

Bollette, gas in aumento: per gli italiani il prossimo inverno sarà il più caro di sempre

L’inverno che sta per iniziare sarà il più caro di sempre per le famiglie italiane. Lo anticipa l’analisi presentata dal think tank italiano per il clima Ecco. Le previsioni per la bolletta del gas per la stagione invernale 2024-2025 mostrano infatti costi significativamente superiori al periodo della crisi prezzi del gas (2022-2023).

L’analisi dei ricercatori stima il costo della bolletta gas nel prossimo inverno per tre abitazioni tipo di 38, 70 e 110 mq in tre città italiane: Milano, Roma e Palermo. Per un’abitazione di 70 mq in classe energetica G, nel comune di Milano, il costo sarà maggiore del 20% rispetto al periodo di crisi e del 68% rispetto al periodo pre-Covid. Tra i motivi dell’aumento, l’incremento del prezzo del gas, che si è alzato a 48 euro MWh per effetto dell’instabilità geopolitica dei Paesi fornitori. Questo nonostante gli stoccaggi siano pieni e i gasdotti di importazione siano stati utilizzati soltanto al 42% della loro capacità nominale negli ultimi dodici mesi (76% per i rigassificatori).

Abitazioni poco efficienti e una continua dipendenza dal gas costringono oggi le famiglie italiane a pagare i costi dei ritardi della transizione. Sorprende che oggi, con un prezzo del gas tre volte più alto di settembre 2019 e una previsione di costo per le famiglie maggiore del periodo di crisi, non si vedono azioni legislative e nemmeno informative per mettere in sicurezza le famiglie”, spiega Matteo Leonardi, Cofondatore e Direttore Esecutivo di Ecco. Secondo Leonardi, “l’efficienza energetica si conferma l’unico strumento in grado di garantire sicurezza e risparmi per le famiglie italiane. Ma, nonostante questo, nella Legge di bilancio attualmente in discussione in Parlamento, viene smantellato il sistema di detrazioni fiscali per l’efficienza energetica negli edifici. Per promuovere l’efficienza riducendo la spesa complessiva per la collettività e accompagnare le famiglie nella transizione serve, con urgenza, una visione d’insieme che armonizzi incentivi, fiscalità energetica, tassazione dei prodotti energetici, ponendo al centro la sicurezza energetica delle abitazioni, gli obiettivi climatici e la sostenibilità finanziaria a lungo termine. Cancellare le politiche per l’efficienza senza offrire alternative espone le famiglie a costi energetici insostenibili senza possibilità di attuare investimenti che assicurino l’uscita dal problema”.

Nel mese di novembre i consumi di gas nel settore civile hanno avuto un incremento del 9% rispetto al 2023, nonostante i prezzi elevati e complice la poca sensibilizzazione del consumatore. L’analisi prende a riferimento il prezzo del gas dei prossimi mesi e stima il costo della bolletta a fine inverno, comparandolo con l’anno della crisi 2022-2023 e con il periodo precrisi. A Milano per riscaldare, cucinare e produrre acqua calda, nel periodo novembre-marzo (2024-25): in un’abitazione di 70 mq in classe energetica G si spenderanno circa 1403 euro , +20% rispetto all’anno della crisi 2022-2023 (1171 euro); +68% rispetto al periodo precrisi 2019-2020 (832 euro); se la casa è di 110 mq si pagherà 2143 euro, l’aumento sarà di 382 euro rispetto all’inverno 2022-2023 e di circa 1000 euro rispetto al periodo precrisi 2019-2020. Se la casa è di 38 mq si pagherà 788 euro l’aumento sarà di 108 euro rispetto all’inverno 2022-2023 e di circa 300 euro rispetto al periodo precrisi 2022-2023. Cifre simili interesseranno anche il centro e il sud. A Roma l’aumento arriva quasi a 430 euro per una casa di 70 mq rispetto all’inverno 2022-2023. Sono 635 euro in più rispetto al periodo precrisi. A Palermo l’incremento sarà più lieve e varierà tra 50 e 210 euro rispetto all’inverno della crisi 2022-2023. Si alzerà fino a 420 euro nel caso di abitazione di 110 mq rispetto al periodo precrisi.

Ben diverso il caso di chi ha una casa in fascia di efficienza più alta. Infatti, una casa in Classe A pagherà una bolletta del 60-65% inferiore a una Classe G. Nei diversi casi elaborati questo si traduce in un risparmio fino ai 1400 euro all’anno. “Superare l’esperienza del Superbonus è necessario per il bilancio dello Stato ma deve essere fatto in modo ragionato, mantenendo un differenziale tra le ristrutturazioni generiche e quelle per l’efficienza energetica. Riportare il bonus casa al 36% e mantenere l’ecobonus al 65% avrebbe lo stesso impatto in termini di spesa pubblica, e manterrebbe un importante sostegno all’efficienza“, sostiene Francesca Andreolli, Ricercatrice Senior Energia ed Efficienza di Ecco. Secondo Andreolli, “impiegare risorse pubbliche per aiutare le famiglie a rendere efficiente la propria abitazione produce benefici significativi nel tempo, in primis per occupazione e crescita economica: tra il 2021 e il 2022 il valore della produzione delle ristrutturazioni profonde è cresciuto del 19,6% e l’occupazione del 3,8%. L’efficienza va a vantaggio di famiglie e imprese, favorisce l’uscita dal gas e lotta al cambiamento climatico e permette una riduzione dell’inquinamento urbano. Inazione significa maggiori costi sociali nel futuro per mitigazione e adattamento, mancata competitività dei settori industriali nei mercati globali, costi dell’energia più alti per famiglie e imprese e progressivamente insostenibilità della finanza pubblica“.

A preoccupare maggiormente è il costo giornaliero. A Milano nelle 10 giornate più fredde con una temperatura esterna di 1,5° si spenderanno 23 euro al giorno per mantenere una temperatura interna di 20° in una casa in classe G di 110 mq. Erano 22 euro nel 2022-2023 e 14 euro nel periodo precrisi. Con temperature più rigide si registrano valori a due cifre in tutta Italia anche per le abitazioni di 70 mq. Si scende sotto la doppia cifra solo con temperature più miti e negli appartamenti più piccoli (38mq).

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Turismo e bollette fanno risalire l’inflazione in Italia, ma per quest’anno sarà a +1%

A luglio la variazione mensile dei prezzi al consumo è stata la più grande da un anno: +0,4%, rivista comunque al ribasso rispetto alla stima flash di +0,5%, dopo mesi di crescita zero o addirittura di decrescita del carovita. L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette, per lo più, la ripresa dei prezzi dei beni energetici regolamentati (+5,9%) e non regolamentati (+3,4%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,8%) e dei servizi relativi ai trasporti (+0,4%). E gli effetti di questi incrementi sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (-1,5%).

Come spiega l’Istat a luglio i prezzi nel mercato libero dell’energia elettrica sono cresciuti del 3,6% mese su mese e quelli del ‘Gas di città e gas naturale’ hanno registrato un +0,4%. Più caro del 2% invece il ‘Gasolio per mezzi di trasporto’ solo in parte compensata dal rallentamento dei prezzi del Gasolio per riscaldamento (+0,8% sul mese) e della benzina (+0,5% da giugno). Per quanto riguarda invece la componente regolamentata, c’è stata invece un’accelerazione su base congiunturale del 18,4% per i prezzi dell’elettricità nel mercato tutelato, mentre il gas nel tutelato è sceso dello 0,7%. Nel comparto dei servizi, +0,8% rispetto a giugno per i prezzi dei ‘Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona’. In particolare c’è stato un rincaro del 9,3% mensile dei ‘Servizi ricreativi e sportivi’ e del 9,5% dei Pacchetti vacanza. A luglio nel frattempo si amplia la flessione sia i prezzi di ‘Frutta fresca e refrigerata’ (-4,8% rispetto al mese precedente) sia quelli dei ‘Vegetali freschi o refrigerati diversi dalle patate’ (-2,6% il congiunturale).

Per rivedere invece un +1,3% annuale dell’inflazione bisogna tornare al quarto trimestre 2023. Una risalita che si deve in primo luogo all’accelerazione su base tendenziale dei prezzi dei beni energetici regolamentati (da +3,5% a +11,7%) e all’attenuarsi della flessione degli energetici non regolamentati (da -10,3% a -6,0%). Un sostegno al carovita deriva inoltre dall’andamento dei prezzi dei tabacchi (da +3,4% a +4,1%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,0% a +4,4%). In rallentamento risultano, per contro, i prezzi dei beni alimentari non lavorati (che scendono a -0,4%, dal +0,3% del mese precedente) e dei beni alimentari lavorati (da +2,0% a +1,6%), il contribuisce “al rallentamento del tasso di crescita dei prezzi del ‘carrello della spesa’ (+0,7% da +1,2%)”, commenta l’Istat. Detto questo l’inflazione acquisita per il 2024 è comunque pari a +1% per l’indice generale e a +2% per la componente di fondo, al netto di energia e cibo, ovvero quella preferita dalla Bce. L’Italia quest’anno è già dunque in target con gli obiettivi della Banca Centrale Europea, che invece prevede di raggiungere a fine 2025. Per questo ha solo tagliato i tassi di un quarto di punto a giugno lasciandoli al 4,25%: oltre tre punti sopra l’inflazione. Una stretta monetaria fra le più forti nell’eurozona.