Motta (Polimi): “La spinta all’elettrificazione deve essere il centro della politica del Governo italiano”

Il 13 luglio 2026, a Roma, presso il Parlamento europeo, si è svolto l’evento privato Connact Sostenibilità e Competitività, organizzato in collaborazione con l’Ufficio di collegamento del Parlamento europeo in Italia. 

Nel corso della seduta Mario Motta, Vicerettore per la Transizione energetica del Politecnico di Milano, è intervenuto nel confronto con il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha dialogato con gli esponenti delle organizzazioni e aziende promotrici del sistema Connact. Si è discusso della necessità di guadagnare autonomia e sicurezza per quanto riguarda il sistema produttivo e di perseguire gli obiettivi di sostenibilità prefissati dall’Ue per non soccombere alle incertezze dettate dal contesto geopolitico attuale, e si è parlato delle iniziative portate avanti dal governo nazionale ed europeo in questi ambiti. 

 

Sandei (Assoclima): “Avviato dialogo su TS2 per riqualificare il patrimonio immobiliare”

Il 13 luglio 2026, a Roma, presso il Parlamento europeo, si è svolto l’evento privato Connact Sostenibilità e Competitività, organizzato in collaborazione con l’Ufficio di collegamento del Parlamento europeo in Italia. 

Nel corso della seduta, Sonia Sandei, Special advisor per l’elettrificazione di Assoclima, è intervenuta nel confronto con il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha dialogato con gli esponenti delle organizzazioni e aziende promotrici del sistema Connact. Si è discusso della necessità di guadagnare autonomia e sicurezza per quanto riguarda il sistema produttivo e di perseguire gli obiettivi di sostenibilità prefissati dall’Ue per non soccombere alle incertezze dettate dal contesto geopolitico attuale, e si è parlato delle iniziative portate avanti dal governo nazionale ed europeo in questi ambiti. 

 

Mannocchi (Italiana Petroli): “Necessarie politiche tarate sulla domanda del mercato”

Il 13 luglio 2026, a Roma, presso il Parlamento europeo, si è svolto l’evento privato Connact Sostenibilità e Competitività, organizzato in collaborazione con l’Ufficio di collegamento del Parlamento europeo in Italia. 

Nel corso della seduta, Marco Mannocchi, Head of Public & Government Relations, è intervenuto nel confronto con il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha dialogato con gli esponenti delle organizzazioni e aziende promotrici del sistema Connact. Si è discusso della necessità di guadagnare autonomia e sicurezza per quanto riguarda il sistema produttivo e di perseguire gli obiettivi di sostenibilità prefissati dall’Ue per non soccombere alle incertezze dettate dal contesto geopolitico attuale, e si è parlato delle iniziative portate avanti dal governo nazionale ed europeo in questi ambiti. 

 

Laguardia (Legacoop): “L’Italia necessita di politiche legate alla transizione”

Il 13 luglio 2026, a Roma, presso il Parlamento europeo, si è svolto l’evento privato Connact Sostenibilità e Competitività, organizzato in collaborazione con l’Ufficio di collegamento del Parlamento europeo in Italia. 

Nel corso della seduta, Andrea Laguardia, Direttore Nazionale di Legacoop Produzione e Servizi, è intervenuto nel confronto con il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha dialogato con gli esponenti delle organizzazioni e aziende promotrici del sistema Connact. Si è discusso della necessità di guadagnare autonomia e sicurezza per quanto riguarda il sistema produttivo e di perseguire gli obiettivi di sostenibilità prefissati dall’Ue per non soccombere alle incertezze dettate dal contesto geopolitico attuale, e si è parlato delle iniziative portate avanti dal governo nazionale ed europeo in questi ambiti. 

 

Il nucleare per uscire dalla crisi anche se spacca la politica italiana

La Camera ha dato il via libera al disegno di legge delega sul nucleare. A stretto giro, lo stesso iter toccherà al Senato in maniera che – sono i piani del Governo – i decreti attuativi possano essere emanati entro la fine dell’anno. ovvero a pochi mesi dalla fine della legislatura e dalle elezioni politiche.

Fino a qui nulla di nuovo sotto il sole, perché si tratta di passaggi ampiamente previsti. Il Mase ha determinato il perimetro per il ritorno alla produzione di energia atomica in Italia, ovvero il quadro giuridico e l’insieme delle regole indispensabili per mettere ordine dove adesso non c’è nulla. I problemi, ampiamente prevedibili pure questi, sorgeranno quando dalla teoria di una legge bisognerà passare alla pratica, cioè a mettere a terra il nucleare ‘sostenibile’. Che, chiariamolo subito, non è più quello obsoleto e pericoloso di venti anni fa, con centrali enormi ed enormi rischi, ma quello moderno e poco ingombrante degli Small Modular Reactor, quasi ‘tascabili’ e già usati per alimentare le navi rompighiaccio. Eppure, nonostante questa evoluzione tecnologica e tutte le rassicurazioni degli esperti, la parola nucleare suscita ancora l’incubo di uomini prigionieri dentro una tuta ermetica nel disastro di Chernobyl e, per estensione del concetto, fa storcere il naso agli italiani. Ci sta.

Non a caso, due referendum hanno stoppato il nucleare in tempi che furono e una parte della politica italiana, quella più a sinistra del Parlamento, non smette di portarsi appresso dubbi, perplessità e tremori, al punto da bocciarne l’utilizzo. Basta leggere con quanti voti favorevoli (155) e quanti contrari (86) la legge è passata alla Camera. Con il capolavoro di 8 astenuti (?). Seguirà dibattito, insomma. E attrezziamoci a sentire campane diverse suonare a festa o a morto. E prepariamoci a vagonate di pareri di vagonate di esperti, ciascuno con la propria teoria. E predisponiamoci a ragionare con la propria testa.

Resta un fatto, abbastanza evidente. Il nucleare da solo non può risolvere tutti i problemi energetici dell’Italia, che non è ‘sorella’ del Paesi Arabi, ovvero non ha né petrolio né gas. Però gli Smr possono aiutare a comporre un mix in grado di rendere meno grave la sudditanza dalle fonti fossili. Come un piccolo alchimista, immaginiamo il ministro Gilberto Pichetto Fratin mescolare un po’ di nucleare, con un po’ di greggio, un po’ di gas con una bella spruzzata di rinnovabili. In sintesi: diversificazione delle fonti per evitare che crisi grandi o piccole mettano in ginocchio famiglie e imprese.

Dicevamo, seguirà dibattito. Dalle scorie (poche e riciclabili sembra) ai siti di allocazione, dai costi (non proprio economici) ai tempi (non proprio brevi, si parla di dieci anni almeno): ci sarà da discutere, certo, l’importante è che tutto non sia schiacciato sotto il peso dell’ideologia che – il green deal lo testimonia – spesso fa più guasti di una tempesta.

Dl Energia, Meloni: “Provvedimento coraggioso”. Confindustria plaude, ma per agricoltori “va cambiato”

Il giorno dopo l’approvazione del nuovo decreto Energia in Consiglio dei ministri è tempo di tirare le somme. Atteso sin dallo scorso mese di novembre, il provvedimento è arrivato al traguardo di Palazzo Chigi con un bonus sociale di 115 euro, un aumento dell’Irap del 2% (solo per alcune categorie di imprese), il sostegno alle Pmi favorendo i contratti a lungo termine (Ppa) e una sorta di price cap per livellare i 2 euro al megawattora di differenziale tra il Psv e il Ttf di Amsterdam.

Nel provvedimento c’è anche il superamento delle Ets, ma per l’effettiva efficacia toccherà attendere prima il via libera di Bruxelles, che prende tempo: “Dobbiamo esaminare attentamente cosa viene proposto prima di poter valutare la sua conformità con le nostre norme”. Il punto è cruciale pure per alcune Regioni che si erano mosse per alleviare i costi della tassa europea, come la Lombardia, che infatti prevede effetti negativi: “Avevamo chiesto molto semplicemente di passare prima dall’Europa e negoziare la possibilità di sterilizzare l’Ets. Un procedimento ordinato avrebbe evitato rischi sui mercati”, sottolinea l’assessore all’Energia della Lombardia, Massimo Sertori, al ‘Corriere della Sera’.

Misure, quelle contenute nel decreto, che alleviano il peso dei rincari dell’energia, ma che non convincono tutti. A spiegare la ratio è il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che in una lunga ‘maratona’ televisiva parla soprattutto di equilibrio” da trovare “rispetto alle disponibilità, perché “quest’anno rientriamo dalla procedura di infrazione Ue sul deficit, quindi va mantenuto sicuro il saldo di bilancio”. Secondo il responsabile del Mase, comunque, i benefici ci sono, almeno per 2,7 milioni di famiglie.

Per la premier Giorgia Meloni, intervistata da SkyTg24, si tratta di un provvedimento “molto importante e molto coraggioso”, perché in Italia “il problema è strutturale e stiamo cercando di intervenire strutturalmente. Di fatto, favorendo il disaccoppiamento famoso, del quale tanto si è parlato, tra l’elettricità e il costo del gas, che vuol dire abbassare le bollette anche combattendo la speculazione e cerchiamo di intervenire su un’altra cosa abbastanza complessa da capire ma che è molto importante che sono gli ETS”.

Alle imprese, invece, toccherà pagare circa 900 milioni di maggiorazione Irap: “È innegabile – dice al ‘Sole 24 Ore’ – che, a seguito della crisi energetica, ci sia stata da parte di alcuni settori una condizione di maggiore guadagno che ha garantito più solidità. Quindi, la logica che ci ha spinti è stata quella di chiedere a questi stessi comparti un piccolo aiuto: un gesto di responsabilità verso il Paese”. Tra queste ci sono anche i produttori, fornitori e distributori di energia, che oggi pagano lo scotto nelle quotazioni di Borsa. Un “rimbalzo del tutto naturale”, secondo Pichetto.

Da Confindustria il giudizio è positivo. “Finalmente le imprese al centro delle priorità del Paese, lo avevamo chiesto e il governo ci ha ascoltato”, esulta il delegato del presidente per l’energia e la transizione energetica, Aurelio Regina. Il Centro studi di Unimpresa calcola che “l’impatto complessivo del decreto su energia elettrica e gas può arrivare a circa 7 miliardi di euro nel biennio 2026-2027, considerando non solo i trasferimenti diretti in bolletta ma anche gli effetti sistemici sulle dinamiche di prezzo all’ingrosso”.

Ma non tutti se la sentono di festeggiare. Ad esempio gli agricoltori, che chiedono di rivedere la norma sul biogas che riduce i prezzi minimi garantiti. “Mettere in difficoltà le imprese che producono energia rinnovabile significa mettere a rischio posti di lavoro, investimenti e la stessa capacità del sistema agricolo di contribuire alla decarbonizzazione e all’autonomia energetica nazionale”, lamenta Coldiretti. Cia-Agricoltori italiani chiede al Parlamento di “intervenire con modifiche significative, affinché la riduzione delle bollette non si traduca in un colpo mortale per il biogas agricolo”. Stessa avvertenza anche da Confagricoltura e da Cib: il decreto “rischia di compromettere la stabilità e il futuro delle aziende agricole”. Dal mondo delle piccole e medie imprese è Confapi a promuovere nel complesso le misure del decreto, ma avvisa: “Non sono ancora sufficienti per permettere alle nostre Pmi manifatturiere di recuperare la competitività perduta rispetto ai partner europei e ai competitor extra-Ue”.

I consumatori, invece, sono critici. “Purtroppo, il bonus di 115 euro non si sommerà a quello straordinario di 200 euro dello scorso anno”, spiega Unc, che teme la confusione. Adiconsum chiede di fare di più contro la povertà energetica, perché “si tratta di misure emergenziali, che non risolvono il problema del caro-bollette”, mentre Consumerismo No Profit teme la beffa del cosiddetto ‘bollino sconto‘: “Ricalca l’esperienza fallimentare del ‘Carrello Tricolore’ e appare priva di efficacia reale”.

Ovviamente, anche la politica si divide esattamente a metà sul provvedimento. Da un lato ci sono i partiti di maggioranza che salutano con entusiasmo il via libera del Cdm, in alcuni casi definendo le norme “storiche” per affrontare strutturalmente il tema dei rincari. Sul punto c’è una visione abbastanza comune tra FdI, Lega, Forza Italia e Noi moderati. Di tutt’altro avviso, invece, le opposizioni. Il Pd definisce il dl “pasticciato e insufficiente dopo 7 mesi di annunci e promesse. Ma sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizzano anche M5S, Avs e Iv. “Oltre a non risolvere il caro energia e a regalare soldi pubblici ai produttori di energia attraverso il trasferimento di 4 mld di oneri di sistema a vantaggio delle società energetiche – elenca le criticità Angelo Bonelli -, distrugge il settore delle rinnovabili e la transizione ecologica. L’articolo 7 del decreto prevede la cancellazione del 72% delle connessioni di nuovi impianti da fonti rinnovabili e del 79% delle connessioni relative ai sistemi di accumulo“. Segnali chiarissimi, dunque, che l’iter in Parlamento sarà caratterizzato da un nuovo scontro.

Arrigoni lascia il Gse: “E’ il momento di nuove sfide”. Si apre corsa alla successione

Paolo Arrigoni lascia la carica di presidente del Gestore servizi energetici. Con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato, l’ex senatore leghista decide di interrompere la sua esperienza perché “è arrivato il momento di intraprendere nuove sfide professionali”, come spiega in un lungo post su Facebook.

Le dimissioni saranno effettive dal prossimo 1 febbraio e arrivano “per motivi strettamente personali”, specifica una nota di Gse. “La decisione non è stata facile”, continua Arrigoni, che ringrazia “i colleghi del Cda e i membri del Collegio sindacale, con i quali vi è stata da subito e costantemente piena armonia e totale condivisione nelle scelte strategiche” ma anche i ministri dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, che lo avevano scelto circa tre anni fa. “Oggi il Gse ha un volto nuovo, riconosciuto da molti – dice ancora Arrigoni -. Non è più percepito come un ostacolo burocratico allo sviluppo dell’efficienza energetica e delle rinnovabili, ma come un alleato prezioso al servizio di cittadini, imprese, operatori, associazioni e Pubbliche Amministrazioni”.

Con l’addio del presidente si apre con dodici mesi di anticipo la corsa alla successione al vertice del Gse, che è una partecipata diretta del Mef. Secondo i primi rumor la soluzione interna potrebbe essere quella più attendibile, con lo spostamento dell’attuale amministratore delegato, Vinicio Mosè Vigilante. Nella lista non vengono, al momento, esclusi nemmeno i nomi dei consiglieri di amministrazione, Caterina Belletti, Roberta Toffanin e Giovanni Quarzo, ma l’obiettivo sembra orientato altrove per cercare il nuovo presidente.

La scelta dovrà essere fatta guardando al prossimo futuro, che prevede un nuovo impegno dell’Italia verso un mix che comprenda il nucleare sostenibile, oltre allo sviluppo delle fonti rinnovabili e il graduale distacco dalle fonti fossili come il gas. Sfide su cui il Gestore servizi energetici è impegnato in prima fila, oltre alla gestione delle operazioni accessorie di misure cruciali come l’Energy Release. Il Gse, inoltre, è la società per azioni capogruppo di Acquirente Unico Spa, Gestore dei mercati energetici (Gme) e Ricerca sul Sistema Energetico (Rse), che operano nell’ambito energetico con finalità pubblicistiche.

Clima, governo vara nuovo Piano sociale da 9,3 miliardi. Pichetto: “Sosteniamo famiglie e imprese”

Il governo vara un nuovo Piano sociale per il clima sul quale investe 9,3 miliardi di euro. Il documento strategico è pronto, ora il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica lo invierà alla Commissione europea per la validazione finale, prima dell’entrata a regime.

L’obiettivo del testo è “accompagnare la transizione ecologica dell’Italia mettendo al centro le persone”, verga il Mase nella nota in cui annuncia la fine di un lavoro condotto “con il supporto di un Gruppo Tecnico di Lavoro e in stretta sinergia con tutte le amministrazioni coinvolte”. Le intenzioni dell’esecutivo sono quelle di fornire una risposta “alle sfide della transizione climatica, garantendo equità sociale, sostegno alle fragilità, sviluppo territoriale e innovazione”.

Entrando nel dettaglio, il nuovo Piano sociale per il clima si articola in quattro grandi misure, due delle quali riguarderanno il settore dell’edilizia e le altre due la mobilità sostenibile. Di questi oltre 9 miliardi, 3,2 miliardi saranno investiti sia nella riqualificazione energetica degli edifici di proprietà pubblica in classe F e G sia di quelli di proprietà delle microimprese vulnerabili. Il ritorno atteso dalla misura è di un risparmio complessivo di circa 250 milioni annui: 125 milioni per circa 210mila famiglie vulnerabili e 131 milioni per oltre 80mila microimprese. Altri 1,375 miliardi di euro, poi, sono destinati all’ampliamento del Bonus sociale cosiddetto ‘Gas Plus’, mentre 3,105 miliardi serviranno per sostenere lo sviluppo di servizi di mobilità pubblica e hub di prossimità nelle aree svantaggiate. Infine, 1,74 miliardi sono riservati dedicati alla misura ‘Il mio conto mobilità’, con portafogli digitali per il trasporto pubblico rivolti alle persone in condizione di povertà dei trasporti.

La transizione ecologica non può lasciare indietro nessuno. Con questo Piano lo dimostriamo nei fatti, investendo risorse senza precedenti per aiutare famiglie e imprese a reggere l’impatto dei cambiamenti e cogliere le opportunità di un’Italia più moderna, giusta e sostenibile”, commenta il ministro, Gilberto Pichetto Fratin. Il documento ora sarà trasmesso alla Commissione Ue secondo le scadenze previste – spiega il Mase -, per consentire l’attivazione delle misure nei tempi utili e garantire la piena operatività dal 2026 al 2032. “Questo Piano è frutto di un confronto rigoroso e trasparente con amministrazioni, territori, parti sociali e stakeholder – conclude Pichetto Fratin -. È un tassello fondamentale della strategia italiana per una transizione verde giusta, che tenga insieme crescita economica, tutela ambientale e coesione sociale”.

Non mancano, però, le critiche. Non sulla bontà del piano quanto sulle modalità operative. A lanciare l’allarme è la Uil: “L’annuncio del Mase è certamente un passaggio rilevante, ma non possiamo fare finta che tutto stia andando nel verso giusto“, dice la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo. Spiegando che “se è vero che servono risorse per accompagnare la transizione ecologica, è altrettanto vero che queste non possono essere programmate né spese senza il coinvolgimento pieno delle parti sociali“. Perché “il regolamento europeo che istituisce il Fondo sociale per il Clima prevede esplicitamente la partecipazione di sindacati e organizzazioni sociali nella definizione dei piani nazionali“. Dunque, aggiunge Buonomo, non si tratta di una facoltà ma di un preciso obbligo. Al momento, questo passaggio è mancato ed è un limite grave, che rischia di indebolire il Piano stesso di fronte alla Commissione europea“. Ora la palla passa a Bruxelles.

Forza Italia contro lo spopolamento di montagne e piccoli borghi, -5% residenti in 10 anni

Tutelare montagne, aree interne, piccoli comuni e zone rurali alle prese con le sfide del cambiamento climatico e dello spopolamento. I numeri parlano chiaro: solo negli ultimi dieci anni si è registrato un calo del 5% dei residenti nei comuni montani italiani. E non è un problema da poco visto che il nostro Paese è caratterizzato per due terzi proprio da colline e monti. Un calo che intacca l’economia, visto che la montagna è fonte di una ricchezza non valorizzata pienamente. Per salvaguardare questo patrimonio, non solo ambientale, “bisogna gestire il territorio e fare manutenzione”. Ne è certo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto ad un convegno alla Camera organizzato da Forza Italia per parlare proprio di politiche per la montagna.

Il ministro si riferisce a piccole azioni per arginare le sfide imposte dal cambiamento climatico. “Bisogna intervenire sull’assetto idrogeologico – sottolinea – raccogliere l’acqua quando è troppa e rilasciarla quando c’è siccità. Si devono quindi fare gli invasi”. Manutenzione è la parola d’ordine del ministro: “Pala e badile per evitare che il rigagnolo diventi frana”. Uguale attenzione va data ad “un nuovo elemento di percezione, l’aumento di un turismo diverso”. Secondo Pichetto bisogna far crescere “anche la capacità di accoglienza in posti che fino a poco tempo fa non erano assolutamente pronti a questo”. 

In Italia abbiamo 4.176 comuni definiti ‘montani’, più della metà. E due Regioni, Valle d’Aosta e Trentino, sono completamente composte da montagne. Solo in Piemonte, su 1250 comuni, oltre 900 sono piccoli e spesso montani. Garantire a queste popolazioni servizi essenziali a parità di condizione con gli altri enti territoriali è la priorità secondo il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo: “Dobbiamo creare le condizioni affinché chi vive in questi luoghi lo faccia in realtà attrattive, in grado di esprimere le loro caratteristiche”. E ricorda come la montagna sia presente in un articolo della Costituzione: “E’ un grande patrimonio, anche economico. I nostri Padri Costituenti lo avevano già capito”. A questo proposito, il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, chiede “strutture adeguate che promuovano lo sviluppo coniugando sostenibilità e innovazione”. Secondo il titolare della Farnesina, lo sviluppo di questi territori è legato al turismo sostenibile, all’innovazione digitale e alla piena valorizzazione delle risorse locali. 

Il ddl per la Montagna, già passato al Senato, attende nel frattempo il passaggio alla Camera. Sul testo c’è l’impegno di Forza Italia. “È doveroso fare in modo che chi sceglie di vivere in montagna, chi sceglie di lavorare e di investire in montagna, abbia le stesse risposte che può dare la città”, ribadisce il senatore e vice capogruppo vicario di Forza Italia a Palazzo Madama, Adriano Paroli. La montagna “crea ricchezza, non bisogna dimenticare il sostegno a questo tesoro inestimabile”, aggiunge Paolo Barelli, presidente dei deputati FI. Mentre il presidente dei senatori azzurri, Maurizio Gasparri, sottolinea il ruolo svolto negli ultimi anni da Poste Italiane, con alcune strutture recuperate nei piccoli comuni che altrimenti avrebbero rischiato la chiusura per obsolescenza.

Terra dei fuochi, Pichetto: “Azioni insufficienti, si valuta ricorso su sentenza Cedu”

photo credit: AFP

 

Sulla Terra dei fuochi in Campania “è ormai una decina di anni che sono state messe in campo una pluralità di azioni che hanno cercato di raggiungere gli obiettivi di risanamento ambientale e di tutela della salute dei cittadini”. Si tratta di azioni che “hanno visto il coinvolgimento sinergico di tutti i livelli istituzionali” per cercare di “portare sollievo a una terra martoriata”. Tuttavia, “obiettivamente, ciò che è stato fatto non è sufficiente”. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, in audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, ammette che in relazione all’emergenza della Terra dei fuochi non è stato fatto abbastanza: “E’ evidente che occorre dare un ulteriore slancio alle azioni di risanamento con maggiore rapidità, come ci ricorda anche la sentenza della Corte europea“.

Quindi annuncia che il governo ha “in corso di valutazione con l’Avvocatura dello Stato la proponibilità di un ricorso alla Grande Cameracontro la sentenza emessa proprio dalla Cedu per le responsabilità dell’esecutivo nella gestione dell’emergenza Terra dei Fuochi e che aveva condannato l’Italia ad adottare, entro due anni dalla data in cui la sentenza diventerà definitiva, misure generali per affrontare in modo adeguato il fenomeno dell’inquinamento.

Il ministro sottolinea come la Corte europea abbia infatti rimarcato “la mancanza di organicità nell’azione delle autorità preposte, la lentezza e la parzialità di alcuni interventi”, elementi “che lasciano supporre che le autorità italiane non abbiano agito con la diligenza richiesta dalla gravità della situazione e non abbiano dimostrato di aver fatto tutto ciò che poteva essere richiesto per proteggere le vite dei ricorrenti”. Accuse che però ora il governo vuole impugnare.

Nel frattempo il ministero presieduto da Pichetto Fratin vuole arrivare “rapidamente a una positiva conclusione della perimetrazione” del Sito di interesse nazionale (Sin) dell’Area vasta di Giugliano nel napoletano, “per dare un segnale immediato al territorio e anche alle richieste della stessa Corte europea”. Sulla vicenda, secondo il ministro, esiste ancora un problema culturale: “È impressionante che ci siano ancora i fuochi, qui c’è una questione di sensibilizzazione della popolazione nel denunciare e delle autorità nell’intervenire in modo deciso contro queste azioni criminali”.

Fa ben sperare tuttavia il bilancio delle iscrizioni al RenTRi, il Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti a cui si sono registrate già 150mila imprese. “Il dato atteso era 70mila, mentre a fine 2025 è 500mila – spiega Pichetto Fratin – quindi ora siamo al 30% del totale. E’ un passo rilevante almeno sotto l’aspetto della prevenzione“. Rimane un punto interrogativo invece la questione di un commissario ad hoc. “Non so se ci sono le condizioni per un commissario – conclude il ministro – la valutazione non spetta a me e non ho questi poteri. E’ un tema che porterò al tavolo di Palazzo Chigi”.