E’ allarme grano. Come riporta Repubblica, secondo la stima di Coldiretti, negli ultimi due anni la quotazione del grano duro ha subito una diminuzione del 30-35%. La situazione non è più sostenibile ed è a rischio la sopravvivenza di 130mila imprese agricole e di un patrimonio di 1,2 milioni di ettari di aree minacciate dall’abbandono e dalla desertificazione. Per questa ragione migliaia di agricoltori di Coldiretti saranno oggi in piazza a Bari, capoluogo del granaio d’Italia, e a Palermo. La Puglia e la Sicilia, insieme con la Basilicata, sono le regioni più penalizzate dal crollo delle quotazioni. Secondo Coldiretti, il problema principale sono le importazioni massicce. Nei primi cinque mesi di quest’anno, sono cresciute del 18% rispetto a un anno fa. L’incremento più marcato – più 119% rispetto al 2024 – è quello di grano canadese. L’arrivo è favorito dal prezzo più basso (circa 270 euro per tonnellata) e dall’assenza di dazi, come previsto dall’accordo commerciale globale fra Unione europea e Canada, sottoscritto nel 2017. A spingere le importazioni è anche la svalutazione deldollaro Usa, la divisa in cui vengono effettuate le transazioni. Sempre secondo quanto segnalato da Coldiretti, negli ultimi anni sono cresciute anche le importazioni di grano duro dalla Turchia e dalla Russia. Il prodotto arriva in Italia a ridosso del periodo di raccolta, contribuendo a far calare ulteriormente i prezzi. C’è un altro elemento spesso sottovalutato: gran parte del grano importato viene coltivato con pratiche e sostanze vietate nell’Unione europea.
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