“L’aspetto che più mi preoccupa è la leggerezza con cui ogni estate si bruciano ettari ed ettari. L’ azione dei piromani richiede poi lunghi anni di ricostruzione degli habitat montani”. Così Antonella Canini, presidente della Società botanica italiana e docente all’università Tor Vergata di Roma. Come riporta Repubblica, a sei anni dalla tempesta Vaia, i boschi del Nordest stentano a riprendersi. L’invasione del bostrico, coleottero che approfitta dei tronchi morti per riprodursi e poi attaccare anche le piante sane, inizia solo ora a frenare. Le trappole per monitorare gli insetti registrano un -9% rispetto all’estate 2023. I danni agli abeti rossi toccano i 7-8 milioni di metri cubi di legno, per metà causati da Vaia, per metà dall’insetto che di quella tempesta eccezionale dal 2018 ha approfittato. “Il riscaldamento globale — spiega Canini — facilita l’attecchimento delle specie esotiche e rende più fragili alcune specie tipiche del nostro paesaggio. Il pino, il castagno, l’olmo, subiscono malattie per attacchi fungini, cocciniglie, ma anche per l’inquinamento”. Il pino di Posillipo, il lungomare con le palme di Sanremo o le foreste di abeti delle Alpi forse saranno per i nostri figli cartoline sbiadite.
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