C’è bisogno di “un ripensamento sistemico dell’intero modello industriale. La recente crisi ha costretto a comprendere le debolezze di quello post-industriale. Ora è importante capire anche che la questione è sociale: non riguarda solo tecnologie o Pil, dobbiamo mettere in discussione il nostro rapporto con l’ambiente e la nostra responsabilità nei confronti di esso, senza delegare ipocritamente ad altri le implicazioni dei processi produttivi sull’ecosistema”. Così al Corriere della Sera Anaïs Voy-Gillis, chief strategist e responsabile Csr di Humens e ricercatrice associata nel laboratorio Cerege dell’Iae di Poitiers. La sostenibilità e la lotta al cambiamento climatico sono una priorità: “La transizione ecologica non rallenta l’industria: sostenibilità e competitività sono complementari – chiarisce la ricercatrice –. Questo tema è fortemente legato all’energia dal momento che l’Europa dipende fortemente da altri Paesi. Produrre internamente piuttosto che importare può ridurre significativamente le emissioni di carbonio e non solo: sul riutilizzo di materiali e prodotti, le reti di riciclaggio localizzate sono in grado, tra le altre cose, di creare numerosi posti di lavoro. Solo in Francia si parla di una cifra tra 200 e 400 mila impiegati nel settore”.
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