“La domanda di auto in Europa è debole perché non cresce il reddito disponibile delle famiglie e per l’invecchiamento della popolazione che porta a una diminuzione del quoziente di motorizzazione: elementi indipendenti dal tipo di propulsione, elettrica o termica”. Così Beppe Russo direttore del Centro Einaudi sulla crisi che sta soffocando l’automotive. In una intervista a la Stampa aggiunge: “I giovani tendono a non investire nell’auto, il prezzo delle vetture risente di un aumento inflattivo che non è andato di pari passo con la crescita dei salari. Inoltre l’incertezza per l’andamento dell’elettrico spinge le persone a procrastinare gli acquisti. Un mix a cui va aggiunta la concorrenza cinese per il segmento consumer e della Tesla per il premium a fronte di uno spazio di mercato che si riduce”. E ancora: “È una situazione pericolosa in Europa, e soprattutto in Germania e Spagna, dove questa industria è ancora molto importante. Il rischio è che se si perdano posti di lavoro si diffonda il pessimismo”. Con il rischio che ci sia “un contagio da carenza di reddito delle famiglie che restano senza lavoro – conclude Russo – e, se diventa un fenomeno massiccio, ci può essere un effetto psicologico di calo dei consumi”.
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