“Formulare previsioni attendibili sui prezzi energetici è un esercizio pressoché impossibile. L’unica cosa certa, in questo momento, è proprio l’incertezza. E quindi la volatilità dei prezzi”. Lo dice a Repubblica Simona Benedettini, fondatrice e ceo di Race Consulting. “Gli investitori sembrerebbero guardare in modo positivo agli sforzi in corso per cercare di riportare alla normalità i traffici attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo potrebbe spiegare perché le quotazioni sembrerebbero essersi raffreddate, ma si tratta di una dinamica ancora non consolidata”, sottolinea. E poi aggiunge: “Dallo scoppio della guerra in Ucraina stiamo assistendo a un contesto di mercato straordinariamente nuovo, caratterizzato da una elevata volatilità dei prezzi delle commodity. Pesa il maggiore rischio geopolitico, accentuato dall’integrazione dei mercati energetici globali. L’Europa è particolarmente esposta, data le sua forte dipendenza dalle importazioni: circa il 12,6% dell’import di petrolio proviene dai Paesi del Golfo e circa il 14,6% dagli Stati Uniti. Mentre per il gas facciamo affidamento per il 47% su quello liquefatto, in prevalenza statunitense”.
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