“Non è tanto Hormuz, quanto la concorrenza degli Stati Uniti ad avere prodotti finiti quali la benzina e il gasolio”. Così Salvatore Carollo, una vita da manager dell’Eni e ora consulente sul petrolio, in un colloquio con il Corriere della Sera. “Il mondo consuma circa 106 milioni di barili al giorno. Da Hormuz ne passano 15 milioni, destinati soprattutto all’Asia. Inoltre, i Paesi esportatori stanno sfruttando meglio vie alternative come i due oleodotti: uno collega l’Arabia Saudita con il Mar Rosso e un altro l’Iraq alla Turchia. Infine, alcune navi hanno ripreso a passare”, aggiunge. Sottolineando che “il pedaggio ha valenza simbolica: è l’Iran che afferma il suo potere. Il punto per l’Europa è un altro”. Ovvero: “La concorrenza americana per i prodotti petroliferi. Agli Usa mancano 5-6 milioni di capacità di raffinazione per benzina, gasolio e Jet fuel. Con la riduzione della raffinazione in Europa, hanno difficoltà a importare questi prodotti. Per questo Trump ha incontrato il ceo di Trafigura, che gestisce la raffineria di Priolo, e quello di Vitol, che possiede la ex Saras”.
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