“La riduzione dello sconto delle accise ha causato, dal 6 giugno ad oggi, un aggravio pari a 90 cent per un pieno di 50 litri di gasolio in autostrada e pari a 1 euro e 20 cent lungo la rete stradale nazionale, arrivando in media oltre i 2 euro. A stare sotto questa soglia solo 7 regioni su 20” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “La stangata è minore della mera traslazione del rialzo di 5 cent delle accise, 6,1 cent considerando anche l’Iva, solo perché il prezzo industriale in questi giorni è sceso, come attesta il minor prezzo della benzina, per la quale si risparmiano, in appena 2 giorni, 30 cent a rifornimento in autostrada e 20 cent nelle strade. Una pacchia destinata domani a svanire, visto il rincaro del petrolio di oggi”, prosegue Dona.
“Quanto alle tesi bislacche di Fmi e Bce, per fortuna il Governo finora non le ha prese in considerazione e speriamo non lo faccia neanche dopo il 3 luglio, quando il taglio delle accise chiediamo fin da ora venga prorogato se non sarà finita la guerra in Medio Oriente”, aggiunge Dona. “Fare bonus carburanti o benefit attraverso le imprese, non solo sarebbe una presa in giro, dato che poi le imprese non sarebbero obbligati a riconoscerli ai loro dipendenti pendolari, ma la cosa più grave è che queste misure non servirebbero a frenare l’inflazione, il vero pericolo che può mandare in dissesto i conti pubblici attraverso una riduzione dei consumi. Fmi e Bce, da quando non c’è più Draghi, continuano a commettere l’errore di preoccuparsi solo del debito e non del Pil che sta nel denominatore del rapporto. Senza contare che quegli stanziamenti non creano deficit, dato che sono un extragettito non previsto. Sono soldi pagati in più dagli automobilisti che devono essere semplicemente restituiti a chi li ha versati. Una partita di giro, insomma, anche se poi dal punto di vista contabile se lo Stato rinuncia a quel surplus tecnicamente bisogna riportare gli effetti finanziari che derivano da quella disposizione e la misura viene contabilizzata come un onere. Ma è solo un fatto tecnico”, con conclude Dona.
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