Le gare per gli appalti pubblici, in Cina, saranno più complicate per gli stranieri. Dall’anno prossimo le aziende cinesi partiranno con un vantaggio del 20% nella valutazione iniziale del prezzo. Come riporta Il Sole 24 Ore, Pechino non ha mai aderito all’Accordo sugli Appalti Pubblici (Gpa) previsto dall’Organizzazione mondiale del commercio, al contrario ha sviluppato un sistema molto intricato che, almeno formalmente, non contrastava con le regole del gioco mondiali. Di fatto, però, il settore degli appalti pubblici ha creato non pochi problemi alle aziende straniere intenzionate a competere nel mercato locali. Per anni e anni il sistema del procurement cinese si è rivelato una barriera all’ingresso in un mercato sterminato nel quale fare capolino era estremamente complicato.
A partire dal 1° gennaio 2026, quindi, tra le altre cose, i prodotti fabbricati o sostanzialmente trasformati in Cina godranno di un vantaggio del 20% in termini di prezzo stimato in appalti pubblici competitivi. “In pratica, ciò significa che un prodotto Made in China potrebbe essere fino al 25% più costoso di un’alternativa estera e vincere comunque l’offerta in base al prezzo valutato. Sebbene si tratti di cambiamenti positivi, l’inclusione della preferenza di valutazione del 20% per i prodotti nazionali nella versione finale dell’avviso è preoccupante”, argomenta Jens Eskelund presidente della Camera di commercio europea in Cina.
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