Afa al Sud, temprali al Nord. L’Italia è spaccata in due, colpa dell’enorme “contrasto di temperatura tra masse d’aria tropicale da Sud e quelle oceaniche da Ovest”, sostiene Massimiliano Fazzini, docente di Rischio climatico all’Università di Camerino e responsabile del gruppo di lavoro Sigea sui cambiamenti climatici. “Le Alpi sono l’area di demarcazione. Si forma una forte instabilità: l’aria calda sale rapidamente di quota, crea nuvole cariche di umidità che portano piogge intense, temporali e raffiche di vento”, dice in una intervista a Il Corriere della Sera. E ancora spiega: “Verso Est le Alpi hanno quote meno elevate: per l’aria atlantica è più facile superare lo spartiacque e scontrarsi con l’aria calda subtropicale. Nelle Alpi orientali i temporali sono più forti e il massimo dell’intensità si verifica in Carnia e in Friuli. Tutti i climatologi sono concordi però nel ritenere le Alpi tra le aree al mondo più colpite dai cambiamenti climatici”.
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