“È uno scenario al quale purtroppo dovremo abituarci sempre di più”. Lo dice Ivano Gabrielli, direttore del Servizio di polizia postale e delle comunicazioni, parlando di attacchi hacker e guerra ibrida. Im una intervista a Il Corriere della Sera spiega che il 2026 sarà peggio del 2025: “È sovrapponibile, ma la qualità degli eventi è sicuramente più elevata. Lo spessore e le capacità degli attaccanti sono cresciuti anche perché davanti si sono trovati perimetri di sicurezza più performanti e resilienti. Dimostrano però capacità più significative in scenari più complessi rispetto al passato. E vediamo attività persistenti riconducibili direttamente a un attore statuale”. Poi sull’Italia: “Abbiamo avuto spesso problemi di questo genere con attori principalmente criminali anche se il confine con quelli statuali è davvero labile. Spesso si tratta di infrastrutture messe in piedi a livello criminale con coperture più in alto che invece operano sul terreno cyber per portare avanti minacce ibride e attacchi agli asset nazionali, anche con la diffusione di fake news. In Italia è già successo”. Principale indiziata la Russia: “Il primo livello di un attacco informatico è protetto da servizi di anonimizzazione e proxy. Ma poi ci sono altre infrastrutture in alcuni casi riconducibili alla Federazione russa. È una situazione nota a livello nazionale e internazionale. E in un momento di fibrillazioni così significative la sfida cibernetica diventa più intensa come la portata degli attacchi”.
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