“Di 1,6 miliardi di euro di fatturato, con l’export Granarolo ne incassa il 40% ma dagli Stati Uniti arrivano solo una quarantina di milioni: 35 dallo stabilimento del Connecticut che ha rilevato nel 2021, e 5-6 milioni dall’export diretto di prodotti italiani inviati negli Usa. Possiamo dunque dire che, ad oggi, gli Stati Uniti ci fanno dormire sonni tranquilli e che i dazi di Trump ci potranno colpire sì, ma non in modo importante”. Così Gianpiero Calzolari, presidente della Granarolo. In un colloquio con Il Sole 24 Ore spiega: “Per Granarolo delocalizzare è una strategia incompatibile con la mission operativa aziendale, noi ogni anno abbiamo 10 milioni di quintali di latte dei nostri soci allevatori a cui dobbiamo trovare uno sbocco”. E ancora: “L’Italia non si può permettere di farlo perché il nostro è un saper fare strettamente legato al territorio, cioè alla cultura e al paesaggio che esso esprime. I consumatori che nel mondo comprano italiano lo fanno perché associano un prodotto al nostro stile di vita e alla nostra attenzione per la qualità, ed è quest’ultima che va venduta loro. Il food italiano non può permettersi di delocalizzare”.
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