Dal 9 aprile 2025 l’Amministrazione Trump ha introdotto dazi su gran parte delle importazioni mondiali, con revisioni continue che hanno creato un contesto di forte incertezza per le imprese. L’accordo USA-UE dell’agosto 2025, che fissava un dazio al 10% inclusivo delle tariffe Most Favoured Nation (MFN) già esistenti, è stato poi travolto dalla sentenza della Corte Suprema del 20 febbraio 2026, che ha dichiarato illegittimi i dazi “reciproci”. Questo ha portato all’introduzione, tramite il ricorso dell’Amministrazione Trump allo strumento amministrativo, che comprendono i nuovi dazi da parte degli importatori sui dazi già pagati e quelli sulle rigide tabelle dei nuovi dazi. La sentenza della Corte Suprema apre la strada a nuove tensioni e incertezze amministrative, che comprendono i ricorsi da parte degli importatori sui dazi già pagati e quelli sulle rigide tabelle dei nuovi dazi. Ciononostante, nel 2025 gli scambi tra Italia e Stati Uniti hanno registrato un forte incremento, sia dal lato dell’export sia, soprattutto, da quello dell’import. Gli acquisti dagli USA hanno registrato un balzo del 25,3% in valore sul 2024, superando i 36 miliardi di euro, il record degli ultimi trenta anni (erano 7,7 miliardi nel 2014). Ma un’analisi settoriale rivela che questo risultato è quasi interamente trainato dal settore farmaceutico, che ha operato in anticipo rispetto al rischio di dazi, accumulando scorte e accelerando le consegne. Al netto del farmaceutico, infatti, l’export italiano verso gli USA è diminuito dell’1,6%. Escludendo anche le commesse eccezionali nel comparto degli altri mezzi di trasporto (cantieristica navale, aerei e aeromobili, treni e materiale ferroviario, mezzi per trasporto militare, altri mezzi speciali) il calo arriva al -2,7%. E’ quanto emerge dal Rapporto di previsione presentato oggi da Confindustria su ‘Guerre, dazi, incertezza, a rischio la crescita’.
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