L’effetto negativo dei dazi è già ben visibile a fine 2025 in molti comparti alimentari e bevande, carta e stampa, metalli e prodotti metallici (colpiti dai dazi al 10% su acciaio, alluminio e rame), apparecchi elettrici e mobili registrano tutti cali a doppia cifra nelle vendite verso gli USA. Secondo le stime del Centro Studi Confindustria, nell’ipotesi in cui la struttura dei dazi USA rimanga quella delineata dagli accordi conclusi con l’Unione Europea, la perdita per l’export italiano potrebbero superare i 16 miliardi di euro nel medio periodo, rispetto a uno scenario senza tariffe. In ogni caso, l’impatto dei dazi tenderà ad ampliarsi nel tempo: da un lato aumenterà la possibilità che gli acquirenti statunitensi trovino fornitori alternativi (interni in caso di prodotti di alta qualità come quelli italiani), dall’altro crescerà i dazi già esistenti o ne verranno introdotti nuovi – la capacità delle imprese italiane di riorientare le vendite su altri mercati.
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