“Gli Stati Uniti stanno danneggiando sé stessi più del resto del mondo. Ma l’Europa ha una chance storica per diventare un attore centrale”. Così il premio Nobel per l’Economia Michael Spence. “È una situazione nuova sotto molti aspetti. Nel breve termine è difficile fare una valutazione precisa, perché l’amministrazione Trump continua a cambiare direzione. Lo ha fatto di nuovo, per esempio, riguardo alle trattative con l’Europa. C’è molta incertezza, che ha avuto un effetto negativo sull’economia americana: i consumatori sono più cauti e le imprese esitano a investire, sia a livello domestico sia globale. Questo rallentamento si farà sentire, e poiché gli Stati Uniti rappresentano circa il 25% del Pil globale, gli effetti negativi si propagheranno nel mondo, anche se in misura variabile a seconda delle regioni”, spiega in un’intervista a La Stampa. “Non prevedo un’esplosione di protezionismo globale innescato dagli Usa. Potrebbero esserci dazi di ritorsione nelle trattative, ma il 75% dell’economia mondiale continuerà a commerciare e investire normalmente. Gli effetti più pesanti si sentiranno negli Stati Uniti, ma ci sono anche conseguenze a lungo termine che meritano attenzione”, aggiunge. E ancora: “Credo che Europa, Cina e le altre grandi economie emergenti cercheranno di sostenere un sistema multilaterale, anche se più complesso da gestire. I benefici di questo sistema sono enormi e i costi di abbandonarlo sarebbero altissimi. Sembra che solo l’attuale amministrazione americana non lo comprenda appieno. Per l’Europa è dunque fondamentale capire i propri interessi e come rapportarsi con Cina e altri Paesi emergenti”.
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