“I dazi sull’industria dell’auto tedesca si estendono all’indotto italiano. Ma ci sono anche effetti indiretti. Ad esempio: producendo depressione e licenziamenti ci può essere un forte impatto sul nostro turismo. Difficile che operai senza lavoro o angosciati (angst) per la sua possibile perdita vengano in vacanza. Ci sono già segnali in questo senso, da Nord a Sud lungo tutta la costa adriatica. Attenzione, però, perché il conto non è finito”. Così Giulio Tremonti, ex ministro dell’Econonia e attualmente presidente della Commissione Affare Esteri. In un’intervista con Il Sole 24 Ore spiega: ” I dazi congegnati per colpire l’industria europea in realtà colpiscono anche l’industria europea di proprietà americana. Industrie che sono incorporate in Europa, ma possedute dall’America. E questo produce un effetto boomerang che fin qui a Washington non pare essere stato molto considerato”. E ancora: “Nella storia i dazi ci sono sempre stati, con vari gradi di intensità, ma hanno sempre avuto come termine di riferimento l’economia materiale. Adamo Smith era un doganiere, ma non aveva Internet. Oggi è finita l’utopia della globalizzazione ma il mondo è sempre più interconnesso e sempre più dominato dall’immateriale. A partire dalla rete. E richiede di conseguenza una nuova ingegneria politica”.
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