“Ho sempre fatto lo scienziato e certamente non ho lavorato per costruire macchine che dovessero offendere. Qui si tratta di costruire macchine per difenderci, per fare deterrenza. Il riarmo serve alla deterrenza: questo deve essere molto chiaro”. Così Roberto Cingolani, già ministro e alla guida dell’Istituto italiano di tecnologia ora ceo di Leonardo, il maggior gruppo italiano della difesa. In un colloquio con Repubblica spiega: “Ormai possiamo distinguere due grandi categorie di attacco dal cielo. Da un lato i missili a lunghissima gittata — anche oltre i 2.000 chilometri — che possono arrivare fino all’Europa e che diventano pericolosi non solo per la distanza ma per la velocità: se lanciati da vicino, arrivano in 2-3 minuti. Dall’altro lato gli attacchi saturanti: meno veloci, a corto raggio, ma composti da sciami di droni o missili in numero molto elevato. Il singolo oggetto è più facile da intercettare, ma il problema è la quantità: bisogna fermarli tutti insieme”. Rispetto al passato, dice Cingolani, è cambiata “la velocità di reazione. Oggi le minacce si concretizzano in pochissimi minuti, quindi tutto deve avvenire quasi in tempo reale: servono supercalcolo e intelligenza artificiale per calcolare traiettorie, tempi e impatti e assegnare la risposta più efficace”. Qui entrano in campo gli scudi spaziali e il progetto che si chiama Michelangelo Dome: “La nostra idea è costruire un’architettura aperta che possa respingere entrambe le minacce: quelle saturanti e quelle dei missili veloci, balistici o ipersonici. Nel primo caso si lavora sulla ‘dead zone’, una zona in cui nulla può penetrare, difesa con artiglieria veloce, radar e sistemi di visione. Per i missili a lunga gittata la risposta è più complessa: satelliti, radar a lunga portata, tracciamento anticipato e scelta in tempo reale della contromisura migliore”. E ancora: “I vantaggi sono di tempi e di costi, perché costruire uno scudo completo richiede anni e investimenti enormi. Con Michelangelo si può iniziare subito, federando quello che già esiste e dando anche a Paesi piccoli e medi la possibilità di usufruire di un sistema comune. Significa anche, ad esempio, la possibilità di non utilizzare missili da milioni di euro ma proiettili da pochi euro, per intercettare con una precisione del 98% gli sciami di droni”.
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