Governo, Santanchè si dimette da ministra del Turismo: Non ho difficoltà a dire ‘obbedisco’

“Non ho difficoltà a dire ‘obbedisco’ e a fare quello che mi chiedi”. Con queste parole, la ministra del Turismo Daniela Santanchè si dimette, dietro richiesta esplicita della premier Giorgia Meloni.

“Ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione”, scrive in una lettera aperta diffusa alla stampa, ringraziando Meloni per i “riconoscimenti e per la fiducia” di questi anni.

Santanchè precisa di aver voluto che fosse “pubblicamente chiaro” che fosse stata la premier a chiederle di lasciare questo ruolo perché, insiste, “come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna”.

Ieri sera, infatti, con una nota, la presidente del Consiglio ha chiesto alla ministra di rassegnare le sue dimissioni, come avevano già fatto il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capa di Gabinetto Giusi Bartolozzi.

La ministra uscente sottolinea comunque che ad oggi il suo certificato penale è “immacolato” e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è “nemmeno un semplice rinvio a giudizio”.

Ieri “forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo)”, ammette, si era detta non disponibile a una sua immediata dimissione perché “volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio. Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato Delmastro che pure paga un prezzo alto”.

Chiarito questo, Santanchè non nasconde “un po’ di amarezza” per l’esito del percorso ministeriale ma, assicura, “nella vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento”.

mariaelena.ribezzo

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