“Dopo le parole di Cavo Dragone al Financial Times ho letto che l’ammiraglio avrebbe messo in imbarazzo il governo italiano, che così si rischia l’escalation”. Lo dice il generale in pensione Vincenzo Camporini, capo di stato maggiore della Difesa dal 2008 al 2011. Cavo Dragone “ormai ha un ruolo internazionale, non più nazionale, oggi presiede il comitato militare Nato, esprime cioè la posizione dell’Alleanza atlantica, perciò il governo italiano non può essere chiamato a risponderne. Eppoi non sta pensando mica a operazioni militari sul campo, si preoccupa del rischio cyber”, spiega nel colloquio con il Corriere della Sera. E’ la guerra ibrida: “Centinaia di migliaia di attacchi hacker e mi pare difficilmente negabile che una gran parte arrivi da fonti russe. Per la dottrina vigente, però, dobbiamo limitarci a proteggere con degli scudi antivirus i sistemi informatici di banche, acquedotti, centrali. E allora la Nato, da anni, sta pensando di andare oltre”. Aggiunge ancora Camporini: “Prima identifichiamo la sorgente — l’attribution è complicata — poi le lanciamo contro i ‘nostri’ virus. Resta pur sempre un’azione difensiva”.
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