“Per le imprese gas intensive gli aumenti dei prezzi del gas registrati nelle ultime settimane conseguenti alle tensioni in Medioriente sono fonte di grandi preoccupazioni: si consolidano i precedenti rincari che si traducono in un raddoppio dei costi energetici, considerando sia gli incrementi dei prezzi del gas che dell’energia elettrica, da 9 a circa 18 miliardi di euro, se proiettati su base annua”. Così Aldo Chiarini, presidente di Gas Intensive che riunisce le filiere dei grandi consumatori di gas ed elettricità, in una intervista a Il Sole 24 Ore. Il consorzio ritiene che, se i prezzi spot attuali si mantenessero costanti, tutto il comparto (tra cui acciaio, carta, chimica, ceramica, vetro, cemento) potrebbe trovarsi a pagare – a livello prospettico su base annua – il 133% in più per il gas e l’87% in più per l’elettricità. Con evidenti ricadute sulla competitività: “Con il gas stabilmente sopra i 70 euro al MWh, per molte produzioni diventa molto difficile, se non impossibile, fare impresa in condizioni competitive – spiega Chiarini -. Alcune aziende stanno già valutando se riavviare la produzione dopo la pausa estiva o se, a questi livelli di prezzo, sia più conveniente rimanere ferme. Altre, che non possono spegnere gli impianti, saranno costrette a produrre in perdita, fin quando si potrà”.
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