Ad agosto 2026 i ricavi della Russia dalle esportazioni di combustibili fossili sono diminuiti dell’8% su base mensile, a 604 milioni di euro al giorno, mentre i volumi esportati sono calati del 7%. Secondo il Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), i ricavi delle esportazioni di greggio sono diminuiti del 9%, a 350 milioni di euro al giorno, a fronte di una riduzione dell’11% dei volumi. Particolarmente forte il calo per i prodotti petroliferi trasportati via mare, i cui ricavi sono diminuiti del 32%, a 78 milioni di euro al giorno, il livello più basso dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina. I ricavi da Gnl trasportato via mare sono invece aumentati del 18%, a 45 milioni di euro al giorno, mentre quelli dal gas via tubo sono saliti del 25%, a 68 milioni. In calo del 6% i ricavi dalle esportazioni di carbone, a 62 milioni di euro al giorno. Gli attacchi dei droni ucraini al terminale Sheskharis di Novorossiysk hanno contribuito alla riduzione delle esportazioni di greggio: i carichi dal porto sono diminuiti del 58% rispetto a luglio e le operazioni si sono fermate per nove giorni consecutivi, la più lunga interruzione registrata dall’inizio dell’invasione.
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