“Così come è formulato il Regolamento ha impatti diretti e potenzialmente devastanti sul piano degli approvvigionamenti e della sicurezza energetica. Punta a ridurre le emissioni di metano dei Paesi produttori nelle fasi di estrazione e di gas e petrolio, ma di fatto è inapplicabile”, sostiene il presidente dell’Unem Gianni Murano commentando il nuovo Regolamento Metano che entrerà in vigore nel 2027. Come dice a La Stampa, per Murano si tratta di nrome impraticabili “perché impongono obblighi molto stringenti di misurazione, rendicontazione e verifica lungo l’intera filiera della produzione di gas e petrolio anche per le importazioni. In sostanza, per vendere greggio o gas in Europa i produttori dovranno dimostrare, tramite verifiche indipendenti, che la loro produzione rispetta criteri di conformità equivalenti a quelli europei”. E poi “pochi Paesi produttori dispongono di sistemi di certificazione equivalenti a quelli che vorrebbe la Ue e la Libia non fa eccezione. Lo scorso anno da questo Paese abbiamo importato oltre 13 milioni di tonnellate di greggio, cioè circa un quarto del nostro fabbisogno, e con l’attuale formulazione del Regolamento non arriverebbe più nulla. Lo stesso vale anche per Arabia Saudita, Senegal, Nigeria, Canada, Kuwait e finanche gli Stati Uniti da cui potremmo continuare ad importare solo il 2% di quanto importiamo oggi”. A livello di conseguenze il quadro che tratteggia Murano è preoccupante: “Le stime iniziali, sempre se le regole rimangono queste, indicano che nei primi anni di applicazione l’87% delle attuali importazioni europee di greggio (intorno ai 10 milioni barili/giorno) e il 43% di quelle di gas non sarebbero conformi e quindi escluse. In Italia il quadro sarebbe ancora più critico: solo il 5% dei greggi lavorati lo scorso anno sarebbe pienamente conforme. Considerato che nel 2025 abbiamo importato oltre 56 milioni di tonnellate di greggio da 31 Paesi, rinunciare al 95% significherebbe fermare il Paese. Il rischio concreto è una forte contrazione del portafoglio fornitori, un aumento della dipendenza da poche nazioni e tensioni sui prezzi, rendendo peraltro più difficile anche l’obiettivo europeo di affrancamento dalle forniture russe”. E infine: “I prezzi di benzina e gasolio potrebbero aumentare del 15-30%, mentre quelli del gas potrebbero addirittura raddoppiare e non sarebbero più sostenibili per nessuno”.
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