“È passato ormai un anno da quando il Governo Draghi ha firmato il primo decreto sulla gas release e nulla si è mosso. Perché il tema dell’estrazione di gas nazionale a prezzo calmierato è sparito dalle agende? A industrie energivore come la ceramica servono risposte strutturali, non soluzioni tampone come crediti di imposta e moratorie che aiutano a superare le emergenze, ma non risolvono i problemi”. Lo dice Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica. In una intervista a Il Sole 24 Ore aggiunge: “Qui rischiamo di passare dalla dipendenza dal gas russo a essere alla mercè di Algeria e Medioriente, dimenticando che sotto i piedi abbiamo almeno 50 miliardi di metri cubi di metano a chilometro zero, che inquina molto meno di quello importato e su cui va imposto un prezzo politico equo, agganciato al costo di estrazione non ai listini del mercato”. Savorani lancia un grido di allarme: “È come se a questo Paese non interessasse la sopravvivenza di un settore che garantisce 5 miliardi di euro di surplus commerciale e oltre 20mila posti di lavoro diretti che raddoppiano nella filiera”.
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