“Sono passati ormai cinquant’anni, dal primo piano energetico nazionale, che venne approvato nel dicembre 1975, ma i problemi di fondo dell’Italia non cambiano. La dipendenza energetica del nostro Paese dalle importazioni è sempre intorno all’80%, mentre i nostri prezzi rimangono fra i più alti al mondo”. Lo scrive Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, in un suo intervento su La Stampa. “Con l’ultima crisi del 2022, siamo tornati all’inizio. Magra consolazione che tutta Europa è interessata, in particolare la Germania che ci ha superato, nonostante la sua rivoluzione verde, nei prezzi più alti dell’elettricità. L’Unione europea ha fatto un enorme sforzo nell’aiutare le imprese e le famiglie attraverso il ricorso agli aiuti di Stato – si legge ancora -. Certo, molto è stato fatto anche sul fronte delle fonti rinnovabili, ma non abbastanza. Nel nostro Paese, il quasi raddoppio del fotovoltaico in 4 anni equivale ad un risparmio di gas di 4 miliardi metri cubi, quando dalla Russia ne prendevamo 29”. Tabarelli poi aggiunge: “Quello che ha veramente aiutato i consumatori, imprese e famiglie, sono stati i tagli delle parti in bolletta degli oneri di sistema e delle tasse, coperti dallo Stato che ha aumentato il debito. Per l’Italia, la spesa complessiva è stata di circa 80 miliardi di euro nel 2022-23, per l’Unione europea si arriva vicino al trilione (cioè mille miliardi di euro). Constatato che le politiche della Commissione europea, tutte rinnovabili ed efficienza, fanno poco, non rimane che tornare al debito”.
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