“Se la Commissione europea concede troppa flessibilità ai Paesi altamente indebitati, il valore e l’efficacia del Patto di Stabilità rischiano di essere compromessi”. Così a La Stampa Guntram Wolff, economista tedesco, già direttore e tuttora ricercatore del think tank Bruegel, nonché docente all’Université Libre de Bruxelles. “L’attuale situazione rende la nostra sicurezza energetica più precaria perché i Paesi del Golfo, tradizionali fornitori di combustibili fossili dell’Unione europea, non sono affidabili con la guerra in corso. A ciò si aggiunge la perdita di gran parte delle forniture russe. Ne risulta così una dipendenza significativa agli Stati Uniti come interlocutore principale per l’approvvigionamento di gas e petrolio”, aggiunge. E poi indica la via d’uscita: “Servono due soluzioni: la prima è un’accelerazione e un rafforzamento della transizione verso l’energia verde. E non escluderei completamente il nucleare, sebbene non sia così centrale. La seconda è di breve termine, ovvero l’aumento della produzione interna di combustibili fossili, per esempio sfruttando il petrolio del Mare del Nord”. L’Italia punta a una maggiore flessibilità sulla contabilità pubblica: “La capacità della politica fiscale di intervenire in una situazione del genere è limitata. Non ci farei troppo affidamento. Siamo davanti a uno shock esogeno dell’offerta che rende tutti più poveri. C’è un peggioramento delle condizioni commerciali. La politica fiscale può essere d’aiuto nell’accelerazione della transizione verde o nel compensare i soggetti più colpiti dalla crisi, ma non risolve questo shock nel breve termine”.
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