“Il colloquio Prevost-Rubio tiene insieme l’Europa e l’America. Trump ha chiesto al Papa di far parte del club di Gaza…”. Lo dice a La Stampa Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, promotore dei corridoi umanitari dall’Africa e dal Medio Oriente, già ministro per la Cooperazione internazionale e mediatore di pace in Mozambico, Guatemala, Costa d’Avorio.
“Non ci sono più blocchi stabili, siamo in una situazione di alleanze provvisorie o multiple anche con spostamenti all’interno. Rubio è sensibile alla realtà della Santa Sede ed è qui dopo le frizioni del mese scorso per l’attacco di Trump e la risposta secca e nobile del Papa: non sono un politico, continuerò a parlare di pace e Vangelo, io non ho paura”, spiega. E aggiunge: “L’attacco di Trump è stato un boomerang ed è dispiaciuto ai cattolici Usa di ogni orientamento che sono contenti di aver un Papa americano che ha solo svolto la sua missione di opporsi alle guerre. Questo è un problema per la Casa Bianca e Rubio riannoda i fili del dialogo sulle questioni internazionali: Medio Oriente, Ucraina, Cuba, Venezuela”. Per Riccardi è un viaggio ‘ad hoc’ ed è “la conferma del rilievo della Santa Sede. Trump non chiede quante divisioni ha il Papa come faceva Stalin ma ha agito d’impeto. Non si sa quando inizierà il post-Trump e quale posto vi avrà Rubio, ma è un cattolico per tradizione familiare e più di Vance, è adatto a discutere con la Santa Sede dove sono molto attenti ai dossier latinoamericani come Cuba e il futuro del Venezuela. Ciò per il background di Prevost e l’anima latina della Chiesa Usa. Le Americhe sono un blocco geo-ecclesiale sempre più unico come al recente vertice in Florida dei vescovi dal Canada all’Argentina. Lo erano già nella visione di Karol Wojtyla”. Infine sulla pace spiega: “Rubio conosce bene l’interlocuzione vaticana con la Cina. La Santa Sede verso Pechino non è guidata da calcoli politici, ma da una visione pastorale. Oggi Pechino, che ha voce in capitolo in scenari come l’Iran, è consapevole che la Santa Sede ha un ruolo internazionale. La Cina è un player globale. Quando Macron propone una conferenza sul Libano chiede la presenza dei cinque grandi del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Da un secolo la Santa Sede è convinta che bisogna negoziare ad oltranza e ciò vale tanto più oggi che le guerre non si vincono né si perdono. Sono conflitti diseguali, asimmetrici e anche un paese debole può bloccare un paese grande e forte, come dimostra la crisi in Iran, dove c’è anche una piccola comunità cattolica caldea e una latina guidata da un cardinale di origine belga”.
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