Dopo quelli di Genova, anche i lavoratori dell’ex Ilva di Taranto sono pronti a incrociare le braccia. “Oggi dobbiamo mettere in campo iniziative di mobilitazione, a partire dall’occupazione all’interno dello stabilimento”, dice Francesco Brigati, segretario generale Fiom-Cgil di Taranto, agli operai in presidio. “Dobbiamo dimostrare al governo che per noi il piano di chiusura che ci hanno presentato è inaccettabile”, spiega. La contestazione è sul nuovo progetto di rilancio dell’esecutivo che prevede la Cig per 4.500 lavoratori e un percorso di formazione per altri 1.550: “Abbiamo fatto i calcoli, sono 96mila ore, non raggiungeremmo nemmeno gli otto giorni. Il punto vero è chi sono i fortunati che faranno questa formazione? – continua Brigati -. Questo governo ha deciso di chiudere. E sta emergendo che non hanno più risorse e dicono che non ne metteranno altre”. Altro tema caldo è la vendita di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. “I futuri acquirenti hanno tempo fino a febbraio, nel frattempo a gennaio, per la prima volta in questo stabilimento da 60 anni, spengono le batterie”, continua il dirigente locale della Fiom. Che chiede chiarezza sui player in campo: “Ci dicono che sono 4 i potenziali acquirenti: due li abbiamo definiti ‘incappucciati’ perché hanno firmato un patto di riservatezza e non sappiamo chi siano, poi ci sono due fondi statunitensi e giovedì il governo incontrerà Bedrock”. Per questi motivi “ieri siamo partiti da Genova e oggi a Taranto, dobbiamo far capire al governo che non siamo disponibili ad accettare un piano di chiusura, altro che decarbonizzazione”.
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