Le imprese dell’indotto dell’ex Ilva mantengono fermo lo stato di agitazione e si preparano ad avviare le richieste di licenziamento collettivo. È quanto emerso al termine della riunione urgente del Tavolo Permanente per Taranto svolto questa mattina con la partecipazione di Confindustria Taranto, Confapi Taranto, Aigi, Confartigianato e Federmanager. Al centro della decisione c’è l’impatto drammatico del decreto della Corte d’Appello di Milano sulla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento. Le associazioni datoriali hanno ribadito che non c’è più tempo da perdere e che gli effetti dello stop produttivo non resteranno confinati al territorio tarantino ma sono destinati ad allargarsi a buona parte del Paese.
Il provvedimento di licenziamento collettivo viene ritenuto inevitabile a causa degli esuberi immediati del personale impegnato nell’area a caldo e, successivamente, di quello operativo nell’area a freddo, destinata a bloccarsi per la mancanza di alimentazione dell’acciaio. Le categorie restano in attesa degli esiti dei tavoli tecnici in corso tra il Mimit e i commissari straordinari, avvertendo che le iniziative di protesta potrebbero ulteriormente inasprirsi qualora non arrivassero risposte concrete in grado di coniugare tutela della salute e salvaguardia del lavoro.
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