Il commercio mondiale continua a crescere nonostante guerre, dazi e fratture geopolitiche, ma sta cambiando profondamente geografia. Nel 2025 il valore dei beni scambiati nel mondo ha raggiunto un nuovo record, oltre 26 mila miliardi di dollari, pari al 22,4% del PIL mondiale. Nei primi sei mesi del 2026, tuttavia, il 90% della crescita dell’export mondiale è stato generato dall’Asia, mentre il contributo dell’Europa è risultato sostanzialmente nullo. È questo uno dei principali elementi che emerge dal nuovo studio del Centro Studi Confindustria ‘Export italiano tra fratture e nuove rotte’, presentato oggi pomeriggio nella sede dell’associazione a Roma. Il quadro internazionale mostra una crescente divergenza tra le principali aree economiche: gli Stati Uniti continuano a rappresentare il principale motore della domanda e delle importazioni, la Cina quello della produzione e dell’export, mentre il baricentro della crescita si sposta progressivamente verso Asia, India, ASEAN, America Latina e, in prospettiva, Africa subsahariana
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