Nuovi dati mostrano in aprile un aumento degli acquisti di gas russo da parte di alcuni Paesi europei, presumibilmente per via della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e dell’interruzione degli approvvigionamenti dal Medio Oriente. Lo riporta il Sole 24 Ore che cita le statistiche pubblicate dal centro-studi finlandese Crea (Center for Research on Energy and Clean Air): i proventi delle esportazioni di combustibili fossili da parte della Russia sono aumentati in aprile del 4% rispetto al mese precedente, raggiungendo i 733 milioni di euro al giorno, il livello più alto degli ultimi due anni e mezzo. L’incremento dei proventi si è verificato nonostante una diminuzione del 7% dei volumi delle esportazioni.
I principali acquirenti di combustibili fossili in Europa sarebbero stati la Francia, l’Ungheria, il Belgio, la Slovacchia e la Spagna. Secondo il centro studi finlandese, si legge ancora sul quotidiano di Confindustria, insieme questi cinque Paesi avrebbero speso in aprile circa 1,6 miliardi di euro (denaro andato a finanziare la guerra russa in Ucraina). Gli acquisti di gas liquefatto russo sarebbero saliti in valore del 13% mensile in Francia, pari a 413 milioni di euro e del 33% mensile in Belgio (363 milioni). In compenso, le importazioni spagnole sarebbero calate del 56% rispetto a marzo (181 milioni).
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