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Gas, Eni: Piano da 10 miliardi in Libia

È quasi pronto per partire il primo dei tre progetti per la produzione di gas con cui l’Eni è tornata a investire in Libia, Paese che è già il primo fornitore di petrolio dell’Italia. Come anticipa il Corriere della Sera, il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha messo sul piatto circa 10 miliardi di investimenti tra il 2023 e il 2028 e proprio in questi giorni è in viaggio l’infrastruttura, costata un miliardo circa, che permetterà di aumentare già quest’anno l’estrazione di gas. L’infrastruttura è il modulo Bouri Gas Recovery costruito a Ravenna da Rosetti Marino per conto di Saipem, che opera come main contractor. Il modulo arriverà tra pochi giorni a circa 170 chilometri dalla costa libica e lì sarà sollevato e installato. Il progetto si chiama Bouri Gup (Gas Utilisation Project) ed è sviluppato da Mellitah Oil & Gas, jv tra l’Eni e la compagnia locale National Oil Corporation. Tra qualche mese dal campo di Bouri sarà possibile estrarre gas. “Bouri Gup — spiega Guido Brusco, direttore generale e chief operating officer Global Natural Resources dell’Eni — è a impatto zero, in quanto a Mellitah sarà costruito un impianto di cattura e stoccaggio della CO2 che permetterà di avere un processo decarbonizzato, così come a impatto zero saranno anche gli altri due progetti, Sabratha e le Strutture A ed E”. Con l’installazione del modulo la produzione di gas attesa è pari a oltre 700 milioni di metri cubi all’anno, a cui si aggiungerà la quella proveniente dal secondo progetto, il compressore che sarà installato sulla piattaforma offshore di Sabratha dal campo di Bahr Essalam e fornirà altri 800 milioni di metri cubi di gas. La Libia è collegata all’Italia attraverso il Green Stream, che da Mellitah arriva a Gela, in Sicilia. Il gasdotto ha una capacità 12 miliardi di metri cubi in un unico tubo largamente sotto utilizzato.
“La nuova fase — racconta ancora Brusco — è partita dopo due decenni senza investimenti significativi ed è legata a nuove forme contrattuali che ridefiniscono l’allocazione degli utili, mentre con la riforma della metà degli Anni 2000 la componente dei profitti per le aziende straniere era molto bassa e la componente di rischio era sbilanciata a carico dell’investitore”.

redazione

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