“I dazi e le minacce commerciali degli Usa non sono più efficaci contro la Cina”. Così Wang Wen, a capo dell’Istituto Chongyang per gli studi finanziari dell’influente Università Renmin di Pechino, in una intervista a La Stampa spiega la prospettiva cinese sui nodi economici dell’imminente summit tra Donald Trump e Xi Jinping. “Credo che si possa confermare o estendere la tregua commerciale e ribadire le garanzie reciproche sull’astensione a nuovi dazi o a restrizioni complessive sulle terre rare, ma è difficile pensare a un ‘accordo globale’. Le contraddizioni fondamentali tra Cina e Stati Uniti non sono cambiate, e Washington non ha abbandonato la politica di contenimento di Pechino. Anche nelle scorse settimane è continuata la competizione high-tech e gli Usa hanno imposto sanzioni contro aziende cinesi. Ora, però, la Cina è più pronta a far fronte a queste misure”, spiega. E ancora: “La Cina sta promuovendo una strategia di diversificazione del commercio estero, continuando ad aprire mercati in Asia, Europa e nei Paesi lungo la Nuova Via della Seta. La dipendenza commerciale dagli Stati Uniti continua a diminuire. Nel 2018, il commercio sino-americano rappresentava il 19,3% del totale del commercio estero cinese. Nell’intero 2025, è crollato a solo l’8,8%. E nel 2026 il calo sta accelerando, mentre aumentano gli scambi con i Paesi europei e del Sud Globale. In sostanza, la diminuzione della quota del commercio con gli Stati Uniti non rappresenta una contrazione tout court, ma è il risultato inevitabile del sorpasso commerciale della Cina, che si sta liberando dalla dipendenza dal mercato americano e sta rafforzando la sua capacità di resistenza ai rischi”.
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