“Nel nome del bene supremo della stabilità vengono escogitati premierati e leggi elettorali, ma alla prova dei fatti la stabilità non è di per sé sinonimo di efficacia. Non si può dire, ad esempio, che il record di longevità del governo Meloni abbia prodotto cambiamenti significativi per la nostra economia. Siamo stabilmente fermi. Sarebbe bene dunque guardare all’anno che rimane della legislatura come un’occasione per mettere mano almeno ad alcuni dei problemi più seri. Anche perché tutto intorno le acque dell’economia globale sono più che mai agitate”. Lo scrive l’ex premier paolo Gentiloni in un suo intervento su Repubblica. “Il Medio Oriente è sospeso tra guerra e pace e, per quanto le ragioni del conflitto siano diventate ormai oscure anche a chi lo ha iniziato, lo stretto di Hormuz resta bloccato dopo ottanta giorni si legge ancora -. Guerra in Ucraina e tensioni commerciali continuano ad alimentare un’incertezza globale che il viaggio di Trump a Pechino ha lasciato invariata e che un certo ‘ottimismo della volontà’ ostentato dalle Borse non può cancellare. E se l’Europa soffre più di Cina e Stati Uniti le conseguenze della turbolenza globale, per l’Italia i rischi sono ancora maggiori”.
Gentiloni poi sottolinea: “Le prospettive di stagflazione, crescita stagnante con inflazione in rialzo, sono infatti particolarmente allarmanti da noi: dopo due o tre anni di robusta ripresa post Covid, siamo finiti in fondo al gruppo europeo con una crescita attesa quest’anno allo 0,5%, mentre l’inflazione, che l’anno scorso era al di sotto della media europea, è balzata in aprile al 2,8% e secondo alcune stime potrebbe risultare alla fine di quest’anno superiore al 4% e alla stessa media europea. Molti fattori contribuiscono a rendere impegnativa la congiuntura italiana, dalle difficoltà della manifattura, alle condizioni meno favorevoli per il traino delle nostre esportazioni (il deficit con la Cina in cinque anni è passato da 20 a 45 miliardi), alla nostra dipendenza dal gas che il prolungarsi del blocco di Hormuz rende ogni giorno più dolorosa”.
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