“Con l’energia più cara del mondo l’Europa non può essere competitiva. E ricordiamoci che in deserto industriale non cresce nulla di verde”. Così Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e del gruppo Duferco, commenta l’accordo di Bruxelles sul Green Deal. “È una montagna che ha partorito un topolino rispetto alle urgenze dell’industria europea, già colpita da un processo di deindustrializzazione causato anche dall’estremismo ideologico del Green Deal dell’era Timmermans. La Commissione Ambiente ha confermato l’accordo politico voluto da socialisti e verdi, con una piccola flessibilità: più certificati acquistabili fuori dall’Europa, e quindi una riduzione effettiva delle emissioni all’85%. L’unico elemento positivo è il “check” biennale, per evitare obiettivi irraggiungibili. Ma serve molto di più. Noi siderurgici italiani siamo già tra i più decarbonizzati del mondo: l’85% dell’acciaio è prodotto con forni elettrici. Il rischio, però, è che la decarbonizzazione si trasformi in desertificazione industriale. E in un deserto non cresce nulla di verde”, spiega nel colloquio con La Stampa. E ancora: “Se muore l’industria europea, muoiono gli Stati europei. E se falliscono gli Stati, salta l’euro. Ma questo non lo si vuole capire. Certo che dobbiamo decarbonizzare, ma con tempi e modi sostenibili. L’Europa è meno del 6% delle emissioni globali, e l’industria è meno della metà di questa quota. Anche se chiudessimo tutte le fabbriche europee, non cambierebbe nulla: le emissioni mondiali crescono del 3% l’anno, spinte da Cina, India e Stati Uniti. Siamo un continente che continua a comportarsi da “primo della classe”, ma ormai è un continente in declino”.
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