“Abbiamo perso la produzione primaria di alluminio. Ora rischiamo di perdere anche i rottami”. Così Emilio Braghi, vicepresidente esecutivo di Novelis e presidente di Novelis Europe, leader mondiale nel riciclaggio dell’alluminio, dalle colonne del Financial Times. Come riporta il Corriere della Sera, mentre il sistema di riciclaggio della Ue viene usato dai cinesi che acquistano i rottami di alluminio, li fondono e li esportano nuovamente in Europa come metallo di nuova produzione, il settore — che ha un fatturato annuo di 40 miliardi di euro e impiega direttamente 250 mila persone — rischia quella che lo stesso Braghi ha definito una “crisi terminale” se Bruxelles non limiterà l’esportazione di rottami verso Asia e Usa. “Nel 2024 l’Ue ha esportato 1,2–1,3 milioni di tonnellate di rottami, un record: circa il 10–11% dei volumi scambiati a livello globale, in gran parte verso l’Asia. La Cina ha ampliato la capacità di alluminio secondario e si approvvigiona globalmente; ma recentemente anche gli Stati Uniti sono diventati concorrenti, spinti da distorsioni commerciali e incentivi”, sottolinea Braghi. Che continua: “L’Ue ha costruito uno dei sistemi di raccolta più efficienti al mondo e ha consumatori disposti a pagare un extra per alluminio riciclato e a basse emissioni. Ma una quota crescente di questo materiale viene esportata. Così, l’Europa rischia di perdere non solo l’alluminio primario, già in larga parte scomparso, ma anche valore industriale, investimenti e occupazione qualificata, oltre alla base del riciclo, essenziale per competitività industriale e obiettivi di decarbonizzazione”.
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