Per Didier Borowski, capo della ricerca macro di Amundi, il rialzo dei tassi Bce serve a spegnere un’inflazione fuori target. Come dice a Repubblica, “il rialzo era atteso e prezzato, lo scenario più probabile è che ce ne sia un altro per fine anno, forse a settembre, perché i prezzi superano il target, e la Bce non vuole rifare l’errore del 2022, quando tardò ad alzare i tassi. Non vedo spazio per più incrementi: l’economia è sotto pressione e la crisi di Hormuz non pare normalizzarsi tanto presto, né i prezzi di greggio e gas”. Poi aggiunge: “Noi vediamo il greggio sui 90 dollari a fine anno, simile a oggi; quindi, anche con un accordo che riavvii il traffico a Hormuz, gli effetti continueranno, sull’economia e sull’inflazione. L’Europa si sta mostrando resiliente, ma ora deve contenere i prezzi”. E c’è il rischio di una nuova recessione: “Tecnicamente sì, se i prezzi dell’energia non calano stimiamo un 30% di rischio quest’anno. Del resto il Pil dell’Ue sarà molto basso nel secondo trimestre, e nel terzo resterà sotto pressione, con importanti divergenze. Per questo la Bce dev’essere molto cauta nell’alzare i tassi: non può ignorare la lotta all’inflazione, ma sa che se li alza troppo può avviare la recessione. Vanno bilanciate le misure, basandosi sull’analisi dei dati: la via stretta di uno scenario di stagflazione”.
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