“Entrambe le parti hanno bisogno di risultati per poter dire che stanno ottenendo qualcosa”. Così Abdulla Banndar Al-Etaibi che insegna Affari internazionali alla Qatar University e studia soprattutto la politica estera di Doha e il suo ruolo di mediatore, in un colloquio con Repubblica. “Da quello che sappiamo finora, i principali negoziatori americani hanno incontrato sua altezza l’emiro e confermato la posizione degli Stati Uniti: proseguire sulla strada della diplomazia e dei negoziati. Credo che ora lasceranno ai team tecnici, iraniano e americano, il compito di discutere i dettagli. Un segnale interessante è la presenza, nella delegazione iraniana, di un rappresentante del ministero dell’Agricoltura. Potrebbe essere legato ai fondi congelati o ai prodotti umanitari di cui l’Iran ha bisogno in questo momento”, aggiunge. Quanto al ruolo del Qatar spiega: “Per un mediatore è molto difficile orientare l’esito politico. Dipende dalle parti in conflitto e dalla loro disponibilità a impegnarsi in discussioni fruttuose. Per il Qatar, l’obiettivo è sempre stato la stabilità. È uno dei pilastri principali della Costituzione, dell’identità nazionale e dell’identità statale del Qatar. E porta benefici a tutta la regione”. Ma “c’è un divario enorme tra le due parti. Entrambe hanno bisogno di risultati per annunciare che stanno ottenendo qualcosa. Entrambe hanno alle spalle il proprio pubblico. Gli iraniani tengono alla loro immagine. Anche il presidente Trump cerca di vendere l’idea che sta ottenendo qualcosa. Il ruolo più importante del mediatore non è solo trovare un terreno comune su un accordo, ma trovare un terreno comune che consenta a entrambe le parti di mostrare ai rispettivi pubblici di essere uscite vittoriose”.
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