Secondo gli ultimi dati del Centro demoscopico indipendente Levada, pubblicati ieri, l’indice di sostegno a Vladimir Putin è calato di cinque punti percentuali nel corso di giugno, raggiungendo il 74%, il livello più basso dall’inizio della guerra. La ragione principale, secondo il direttore Denis Volkov, intervistato da Repubblica, è un trend graduale ma costante dovuto al deterioramento delle condizioni economiche del Paese. “Il calo c’è effettivamente e va avanti più o meno dalla seconda metà dello scorso anno. Sono diminuiti gli indici di gradimento non solo di Putin, ma anche del primo ministro, del governo e delle altre istituzioni. Si tratta di un fenomeno sistemico. Non è un crollo improvviso, bensì un trend graduale ma persistente. Tuttavia è importante notare che prima dell’inizio del conflitto il livello di approvazione di Putin era intorno al 63%. In altre parole, l’effetto di consolidamento dell’opinione pubblica causato dalla guerra non si è ancora esaurito. In un certo senso, quello che osserviamo oggi può persino essere interpretato come una normalizzazione. I valori vicini all’88% registrati in occasione delle presidenziali del 2024 erano chiaramente eccezionali”. E ancora: “La ragione principale è il peggioramento della situazione economica. Nei primi tre anni e mezzo del conflitto salari, opportunità e possibilità di cambiare lavoro erano generalmente aumentati. Dalla seconda metà dello scorso anno abbiamo assistito prima a un rallentamento della crescita economica, poi a una fase di stagnazione e infine a una contrazione secondo le statistiche ufficiali. Di conseguenza una parte della popolazione ha iniziato a perdere reddito e questo si riflette negli indici di gradimento. Naturalmente esistono anche altri fattori: il conflitto stesso, la stanchezza che esso provoca e, in misura minore, le restrizioni a Internet”.
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