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Iran, analista saudita Sager: Serve flessibilità, non raid. Hormuz non è di Teheran

Il professor Abdulaziz Sager — fondatore e presidente del Gulf Research Center — ha guidato a Riad la richiesta a Trump da parte dei Paesi del Golfo di fermare nuovi attacchi sull’Iran: “Questa è una parte degli sforzi in corso per favorire una de-escalation e spingere Stati Uniti e Iran verso una soluzione politica”, dice in un colloquio con il Corriere della Sera. “Se le parti continueranno a insistere sulle proprie condizioni massime, le possibilità resteranno limitate. Se invece ci sarà anche solo una minima flessibilità, uno spazio per la diplomazia esisterà ancora. Al momento, però, le posizioni restano molto distanti, quasi incompatibili”, spiega. E poi aggiunge su un possibile ritorno ai bombardamenti: “Per Riad sarebbe motivo di forte preoccupazione, perché aumenterebbe il rischio di ritorsioni, errori di calcolo e di un allargamento del conflitto a livello regionale”. L’Arabia Saudita “Dal punto di vista economico ha continuato a esportare petrolio attraverso l’oleodotto Est-Ovest, riducendo parte dell’impatto diretto della chiusura di Hormuz e garantendo la continuità delle forniture energetiche. Però la situazione regionale ha comportato un aumento dei costi assicurativi e di trasporto. Sul piano dell’immagine e strategico, Riad ha mostrato resilienza e affidabilità, mantenendo i flussi energetici e l’accesso a rotte alternative, sostenendo altri Paesi come Qatar ed Emirati”. Poi sullo Hormuz sotto il controllo iraniano dice: “Hormuz è una via d’acqua internazionale regolata dal diritto internazionale. Ogni limitazione alla libertà navigazione è inaccettabile. La posizione saudita è chiara: lo Stretto deve restare aperto, sicuro e accessibile a tutti secondo il diritto internazionale, l’Iran deve rispettare le regole”.

redazione

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