Trump ora è in “un vicolo cieco” e può solo “dichiarare vittoria e chiuderla qui”, anche se questo significa, nei fatti, ritrovarsi con un Iran più baldanzoso, incattivito e che controlla lo stretto di Hormuz. Lo dice Ian Bremmer, politologo esperto di relazioni internazionali che ha fondato e dirige Eurasia Group. In un intervista al Corriere della Sera aggiunge sui colloqui con l’Iran: “Per il momento, il rifiuto di Teheran non va dato per assodato. Occorre tenere in conto che c’è una certa tendenza ad atteggiarsi, da entrambe le parti. Per esempio, anche ai tempi del primo round di negoziati, prima gli iraniani hanno detto che una tregua in Libano era il prerequisito per sedersi al tavolo, ma poi sono andati a Islamabad anche senza ottenerlo. Insomma, ora fanno la voce grossa per mandare il messaggio che non avvertono un bisogno disperato di negoziare, ma non è detto che non vogliano farlo. Tuttavia, è evidente che non prendono sul serio le minacce di Trump”. E spiega: “È la quinta volta che Trump minaccia di distruggere l’Iran, se non accetta un accordo. Finora, ogni singola volta, ha fatto marcia indietro e così ha perso credibilità”.
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