Da un lato i rincari causati dalla guerra in Medio Oriente. Dall’altro la spinta di Trump per ridurre i prezzi delle medicine. La farmaceutica italiana affronta un doppio shock, spiega Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, in un colloquio con Repubblica. “Siamo a un punto critico per la sostenibilità della produzione in Italia”, dice. “Le nostre merci non passano da Hormuz e le materie critiche per la produzione viaggiano in aereo. Ma c’è un effetto indiretto importante. I principi attivi vengono da industrie energivore di Cina e India, e hanno avuto incrementi del 50%, l’alluminio per gli imballaggi del 120%. Dal 2022 i costi erano già cresciuti del 20% e ora si rischia di arrivare al 40, specie se questa crisi durasse”, spiega. “Lo scenario è instabile e incerto, ci attendiamo che la pressione sui costi prosegua almeno per le prossime settimane. Le imprese hanno scorte per due-tre mesi, poi vedremo gli effetti dei rincari” aggiunge. E ammette che i prezzi dei farmaci da banco potrebbero salire: “Quelli dei farmaci ‘etici’ (con prescrizione, ndr) sono invece amministrati negoziati con l’Agenzia del farmaco. In quel caso i rincari saranno assorbiti dalle stesse imprese, che però dopo il terzo shock energetico in pochi anni sono a un punto di rottura”.
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