Secondo un’analisi del Sole 24 Ore, Cina e Usa potrebbero trovare un punto di incontro nel prossimo vertice tra Xi Jinping e Donald Trump perché Pechino è costretta ad affrontare la crisi del greggio. Allora si legge sul quotidiano di Confindustria che l’aria è cambiata rapidamente e un accordo sul petrolio americano, magari a fronte della riapertura dell’export di terre rare cinesi, potrebbe finire nei dossier Usa-Cina in occasione dell’incontro di maggio a Pechino. Qualche cifra per capire il vento che sta cambiando. Nell’ultimo decennio il consumo di carbone e petrolio è aumentato costantemente, ma a marzo Pechino ha registrato un insolito balzo delle importazioni totali pari a 27,8% su base annua raggiungendo un record di 269,9 miliardi di dollari Usa, in pratica l’aumento più rapido dal novembre 2021 che ha superato le aspettative di mercato dell’11,1%. Ebbene, frugando tra le voci, si vede che la voce più significativa è senz’altro, in particolare, quel salto al +8,9% delle importazioni di greggio. Dopo la conquista americana del petrolio venezuelano e lo stallo in Iran, la Cina non riesce più a diversificare le sue fonti giocando su prezzi e alleanze come faceva prima, ad esempio comprando petrolio russo più economico e rimanendo alleata dei Paesi Arabi, ora devastati dalla guerra, con i quali ha intavolato nel tempo una proficua diplomazia economica.
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