“Il Pakistan è in una posizione privilegiata per contribuire alla risoluzione di questo conflitto che coinvolge tutto il mondo, soprattutto se ci saranno negoziati per una soluzione onnicomprensiva. Abbiamo ottimi rapporti con l’Iran e relazioni di lunga data con i Paesi del Golfo, gli Stati Uniti e la Cina: è una posizione unica per mediare”. Così Jauhar Saleem ex ambasciatore del Pakistan in Italia e in Germania che attualmente dirige un think tank legato al ministero degli Esteri pachistano, l’Institute of regional studies, e segue da vicino gli sforzi di mediazione del Pakistan per arrivare a un negoziato tra Stati Uniti e Iran. In un colloquio con Repubblica spiega: “Il tema del nucleare è sempre stato considerato centrale, poi ci sono la questione dei missili e dei proxies così come quella della gestione di Hormuz, le cui acque, ricordiamo, sono internazionali”. Poi sulla distanza tra le richieste Usa e quelle iranian: “Gli iraniani vogliono essere sicuri che non ci siano più tentativi di cambi di regime. Da entrambe le parti ci sono posizioni massimaliste, ma è proprio per questo che si fanno i negoziati. Tutti reclamano la vittoria: hanno constituency a cui parlare. Ma il fatto è che questa non è una vittoria per nessuno. Gli iraniani hanno raggiunto una asimmetria militare ma a costi molto alti, gli americani hanno indebolito le capacità militari iraniane ma questa di per sé non è una strategia. Un aspetto importante è l’offerta americana di un cessate il fuoco di un mese”.
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