“Il blocco di Hormuz sta determinando una ripartenza dell’inflazione, e la causa è molto seria: lo scarseggiare di un elemento assolutamente indispensabile, cioè gli idrocarburi, di cui il fabbisogno è diffuso a livello globale, e non solo per la produzione di energia. Nel considerare le possibili evoluzioni del conflitto, occorre tenere conto che il regime degli ayatollah può imporre al suo popolo qualunque tipo di sacrificio e ha deciso di sfidare il mondo”. Così Gian Maria Gros-Pietro in una intervista a La Stampa. “Il nostro Paese – spiega ancora – ha reagito molto bene a due ondate di crisi successive: la pandemia e poi la guerra russo-ucraina. Questa è la terza, caratterizzata da un livello di incertezza che condiziona investimenti e filiere. Porterà delle difficoltà, ma nessuna catastrofe”. Gros Pietro poi aggiunge: “Si è interrotto un flusso di forniture – petrolio, gas, materie prime industriali e agricole – che fino a un anno fa nessuno avrebbe mai pensato potesse venire a meno: i prezzi aumenteranno, la proiezione sull’inflazione è, in media, del 3,5%. La componente di domanda su cui lo choc geopolitico impatterà maggiormente sono i consumi. E probabilmente ci saranno aumenti di tassi da parte della Banca centrale europea”.
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